Il punto

Cose che tutti devono sapere

martedì 10 febbraio 2026 di fr. Andrea Gatto OfmCap
Vorrei dire il mio grazie oggi ad Alessandro D’Avenia. Per molte cose, a dire il vero, cose che nessuno sa, ma che sono state importanti in prossimità di piccole svolte della mia vita.

Vorrei dire il mio grazie oggi ad Alessandro D’Avenia. Per molte cose, a dire il vero, cose che nessuno sa, ma che sono state importanti in prossimità di piccole svolte della mia vita.

Oggi vorrei dirgli grazie per il coraggioso articolo apparso lunedì 9 febbraio sul Corriere nella sua rubrica Ultimo banco

D’Avenia fa un’operazione culturale in cui rivela da una parte la sua bella umanità, dall’altra gli abusi della disumanità dei potenti che rovinano la vita dei piccoli. E questo non perché sia il Catone dei nostri tempi, un moralista imbruttito come i tanti che oggi pontificano sulle “scelte” degli altri, per partito preso o per una proiezione del proprio scontento. D’Avenia dedica la sua vita ai minori, e questo gli dà il polso della vita che fiorisce, dunque può dirci parole vere e rispettose sul tema della vita dei piccoli. Anche noi francescani abbiamo scelto di chiamarci minori perché gli ultimi posti sono la prospettiva più sapiente sulla vita, perché l’ultimo posto è quello che Cristo ha voluto scegliere. Per questo dove tra noi ci sono stati abusatori, questo fa un male cane, e grazie al cielo, sempre di più, ne sentiamo il peso e la responsabilità. 

Giorni fa, sui social, si è scatenato il putiferio su un’espressione di papa Leone sul tema delicato e sofferto dell’aborto. Nel discorso tenuto durante l’udienza ai partecipanti al convegno One Humanity, One Planet dello scorso 31 gennaio, il papa ha detto: «Solo chi ha cura dei più piccoli può fare cose davvero grandi. Madre Teresa di Calcutta, santa degli ultimi e premio Nobel per la pace, affermava a riguardo che il più grande distruttore della pace è l’aborto (cfr Discorso al National Prayer Breakfast, 3 febbraio 1994). La sua voce rimane profetica: nessuna politica può infatti porsi a servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo, se non soccorre chi è nell’indigenza materiale e spirituale». 

Questo è quello che accade con il caso Epstein e compagnia belligerante, e questo è quello che accade con la guerra. La logica della guerra è fondata su una falsa idea di autodeterminazione: cioè, io (Stato/i X) mi devo autodeterminare a discapito di un altro (Stato/i Y), e senza tema di troppa semplificazione, è esattamente lo stesso principio che condiziona la scelta dell’aborto, per cui io (uomo, sì anche l’uomo, donna, profitto economico, ecc.) mi devo autodeterminare a discapito di un altro (la vita nascente di un’altra persona). 

D’Avenia traccia una storia, dal mondo antico “divoratore” di bambini al primo progetto di eliminazione dei bambini programmato dall’olocausto, fino agli attuali scenari di pedo-violenza, in cui ci spiega con chiarezza quale deriva stiamo pericolosamente imboccando, anzi in quale precipizio stiamo già stramazzando. Come quella di Madre Teresa, di papa Leone, anche la voce di D’Avenia è voce profetica. Il profeta è uno che interpreta la storia per chi ha smarrito il senso, uno che ha cuore l’avvenire, e che non può tacere dinanzi allo scandalo di un potere che recide i germogli dei campi e degli uomini, che sono i luoghi e i protagonisti di questa storia. 

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