Dio parla agli uomini come ad amici

Nell’Encomio di Elena, il retore e filosofo Gorgia da Lentini (485-375 a. C.) insegnava il valore psicagogico della parola, «che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere». Non tutti possono articolare suoni con la propria bocca… anche se ho sentito parlare sordomuti con i loro occhi, e invece non ho sentito una sola parola vivace da tanti oratori celebrati nell’universo virtuale in cui siamo immersi. Ma la parola non è la chiacchiera.
Lo dice bene papa Leone, che nella giornata di mercoledì 14 gennaio 2026 ha iniziato i suoi insegnamenti sui documenti del Concilio Vaticano II, proprio a partire dalla costituzione dogmatica Dei Verbum, sulla divina Rivelazione. «È importante cogliere la differenza tra la parola e la chiacchiera: quest’ultima si ferma sulla superficie e non realizza una comunione fra le persone, mentre nelle relazioni autentiche, la parola non serve solo a scambiarsi informazioni e notizie, ma a rivelare chi siamo».
La parola, quella vera, rivela. Rivela il cuore di chi la pronuncia, e rivela il desiderio di parlare al cuore dell’altro. La chiacchiera, che è parola inconsistente, parziale persino nelle informazioni che veicola, non rivela ma vela, offusca e indebolisce la comunione.
Questo nuovo ciclo di udienze che il papa ha voluto dedicare al tesoro del Vaticano II sembra essere una scelta programmatica e profetica, ed esprime la volontà del papa di riandare alle fonti del magistero che, a partire dall’ultimo grande concilio ecumenico, offrono agli occhi dei cristiani del nostro tempo quelle lenti necessarie per non brancolare nella foschia del mondo post-umano.
Dopo che le voci dei lettori nelle varie lingue hanno fatto risuonare le parole del Vangelo di Giovanni 15 («Non vi chiamo più servi… ma amici»), papa Leone ha riannunciato Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo che ha trasformato radicalmente il rapporto dell’uomo con Dio, inaugurandolo nel segno dell’amicizia. Richiamandosi al suo maestro Agostino, Leone insiste sulla prospettiva della grazia, «che sola può renderci amici di Dio nel suo Figlio». È questo il carattere della Rivelazione, quello del dialogo aperto con un amico. E l’amicizia non sopporta il mutismo, ma si alimenta di parole vere.
Un’attitudine essenziale è quella dell’ascolto. Ascoltare Dio per ascoltare l’altro. E dentro questo ascolto, imparare a parlare con Lui. Questo è il cuore della preghiera, ascolto e P(p)arola, una parola non detta quasi per parlarsi addosso, ma una parola (la nostra a Lui e la Sua a noi) per rivelare noi a noi stessi. «Solo quando parliamo con Dio - chiosa il Santo Padre - possiamo anche parlare di Lui».
Parlare-con. Questa è la svolta di ogni reale comunicazione e comunione. Papa Francesco lo diceva del perdono: «Dio non si stanca di perdonarci, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono». Papa Leone lo dice ora della Parola: Dio non si stanca di parlare all’uomo, lo cerca da sempre, dalla prima alleanza alla nuova. Perché Lui sa che le amicizie possono finire per incuria, sciatteria e disattenzione. L’invito di papa Leone allora è, anzitutto, quello di coltivare questo rapporto di amicizia con Lui, che è un rapporto che salva e che nella preghiera comunitaria e personale è costantemente nutrito e ri-appreso.