Storie dai conventi

Quando Dio fa nuove tutte le cose

martedì 21 aprile 2026 di Ivo Romano
Fr. Gabriele Carandente: un’infanzia segnata da ferite e la scoperta della chiamata

Il Signore non butta via niente: tutto serve. E con queste parole che si potrebbe riassumere la storia con tante curve, a volte con salite ripide, di Gabriele Carandente.

Terzo di nove figli, cresciuto nella provincia di Latina. Una vita segnata da prove familiari: quando Gabriele ha 14 anni, i genitori si separano a causa delle forti tensioni che sfilacciano la relazione fino a romperla definitivamente. Per lui e i fratelli significa cambiare casa, citta, scuola, amicizie. Una frattura dolorosa, che si complica quando uno dei fratelli maggiori, Francesco, manifesta una grave patologia psichiatrica che lo conduce all’abuso di sostanze.

La fede, in casa Carandente, è presente ma in una forma particolare: i genitori aderiscono a un gruppo religioso di stampo evangelico-protestante. La devozione a Maria e ai santi non appartiene alla loro educazione, eppure una figura spirituale entra presto nel cuore di Gabriele: san Francesco. I genitori ne hanno grande stima e spesso, da bambino, Gabriele guarda Fratello Sole, Sorella Luna, il film di Zeffirelli sul Poverello d’Assisi. La sua vita – racconta – aveva per me il sapore di un sogno di liberta, affascinante ma lontanissimo dalla mia realtà.

Intanto, la vita chiama alla responsabilità. La mamma, da sola, deve provvedere a tutti. Gabriele non si tira indietro, studia e lavora, prima come cameriere, poi come cuoco. Nel cuore nasce un desiderio: diventare missionario in terre lontane, in Africa, per aiutare chi soffre. Un sogno che gli sembra irrealizzabile perché deve sostenere la famiglia. Un giorno si confida con un sacerdote, ma la risposta è perentoria: Dove vai? La tua Africa è a casa.

Resta la spinta di “stare accanto” agli altri con la propensione alla vicinanza, alla prossimita e non solo nella cerchia familiare. Gabriele, laureandosi all’universita, diventa assistente sociale. Un lavoro che fa con cura, con il cuore, prima nel settore privato e poi nel pubblico, fino a diventare il referente per il suo Comune. E stimato: sa ascoltare, capire i drammi, perché anche lui ne ha vissuti. Le persone lo cercano, si fidano, si sentono accolte.

La sua famiglia si solidifica perché la mamma ci ha insegnato ad affrontare i problemi senza chiuderci in noi stessi, ma restando uniti. Ci ha trasmesso il dono della fede e l’amore per Gesù. In casa si pregava e ci raccontava spesso le storie della Bibbia. In quel periodo, su consiglio di mia nonna, cominciammo a seguire Radio Maria. Ricordo che la sera ci addormentavamo ascoltando il rosario e le catechesi. In questo modo la Madonna ha deciso di entrare nella nostra famiglia per sostenerci e guidarci. Tutti noi fratelli cominciammo a frequentare la chiesa cattolica e il catechismo, inserendoci nella vita della comunita ecclesiale. La famiglia riesce a comprare una casa, ritrova stabilità.

Ma un’altra curva a gomito della vita gli si para davanti. Un giorno Gabriele è convocato dalla questura per un riconoscimento. Suo fratello Francesco, un’esistenza segnata da ricoveri psichiatrici e fughe dalle terapie, è morto, stroncato da un infarto. Gabriele, accompagna la mamma nell’obitorio. Trattiene le lacrime altrimenti anche sua madre sarebbe crollata. Ma dentro l’edificio collassa.

Qualche tempo dopo, una persona che segue come assistente sociale, lo invita a un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo. Davanti al corpo di san Pio, Gabriele si scioglie e versa tutte le lacrime fino a quel momento trattenute. Si sente pacificato: Sentivo una voce interiore che diceva: “So quello che hai passato, ed è ingiusto”. Mi sentivo visto, riconosciuto. Il pellegrinaggio prosegue verso la grotta di San Michele Arcangelo. Pregando la Madonna avverte una voce nel cuore che diceva: Adesso, se vuoi, puoi farlo. Pieno di dubbi esce dal santuario e chiama al telefono il sindaco del comune dove lavorava come assistente sociale: Voglio farmi frate.

Gabriele ha 34 anni. Sono passati dieci anni da quel giorno. Gabriele è diventato frate cappuccino, ha vissuto in vari conventi del Centro Italia e continua a dedicare la sua vita agli altri. Oggi presta servizio nella Cappellania ospedaliera di Assisi, vicino ai malati e a chi vive la solitudine della sofferenza. Il sogno missionario non è svanito: ora guarda all’Amazzonia. Ma, già oggi, la sua missione è ogni luogo in cui qualcuno attende consolazione, ascolto, senso. Il Signore non butta via niente… tutto può trasformarsi in amore. Anche la relazione con il padre: Nel 2021 mio padre muore – conclude fr. Gabriele – per un male incurabile. Negli anni e, soprattutto, durante la malattia e avvenuta la riconciliazione con lui. Muore lo stesso giorno in cui decido di andarlo a trovare, muore nel perdono e nella riconciliazione familiare.

Tratto dal mensile "Frate Indovino", n.05, 2026

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