Incontrare i fratelli carcerati

Un dono è davvero tale quando viene consegnato di persona, perché nessuna spedizione potrà mai sostituire lo sguardo e il calore di chi lo offre. E uno dei luoghi in cui il senso del dono risuona con una forza particolare è il carcere. Il 21 novembre scorso fr. Simone Calvarese, il Ministro provinciale dei frati cappuccini del centro Italia, con Paolo Friso e Piergiorgio Galli, a nome delle Edizioni Frate Indovino, hanno varcato i cancelli della Casa Circondariale di Rebibbia per portare di persona un dono semplice ma denso di significato: 500 calendari di Frate Indovino.
Un “guaritore ferito”
Non è un caso che la storia di fr. Simone si intrecci con quella dei detenuti. Per due anni, infatti, è stato vice-cappellano del carcere di Vasto. E la sua vicenda personale – direbbe lo psichiatra Carl Gustav Jung – porta i tratti del “guaritore ferito”, capace di comprendere la sofferenza altrui proprio perché l’ha conosciuta da vicino.
Originario di Luino (Varese), da bambino rientra con la famiglia in Abruzzo, terra d’origine dei suoi genitori. Dopo la cresima si allontana completamente dalla Chiesa: Dai tredici ai ventiquattro anni – racconta – sono stato del tutto estraneo alla vita di fede. Lavora fin da giovanissimo, presta servizio militare tra Puglia e Toscana, vive una relazione affettiva importante e attraversa momenti difficili, fino a ritrovarsi nel circolo vizioso delle droghe. Eppure, proprio dentro quella stagione complicata, comincia una lenta risalita: lo sport, una positiva esperienza di fidanzamento, l’amicizia con alcuni frati cappuccini di Giulianova, il volontariato in un istituto per minori in difficoltà, e una nuova apertura alla preghiera. Una figura decisiva nel suo cammino è fr. Fernando Tribuiani, che lo invita sempre a discernere senza fretta: Quando vedeva che rifiutavo di entrare nel gruppo giovanile francescano, la Gi.Fra., perché dovevo andare in palestra, sorrideva… ma non smetteva mai di invitarmi e continuava a dirmi di credere in me stesso.
La svolta arriva nel 1998 durante una messa vissuta quasi in silenzio, tra domande e inquietudini profonde. Ricordo perfettamente – dice – che, uscendo da quella chiesa, avevo la certezza che Dio mi chiamava a donarmi a Lui nella vita religiosa. Nel 1999, a 25 anni, entra tra i Cappuccini. Dopo gli studi teologici a Viterbo inizia il suo cammino di frate e sacerdote. Dal febbraio 2023 guida la Provincia Serafica dell’Immacolata Concezione.
Un dono che profuma di casa
La distribuzione dei calendari non è un gesto isolato, ma una tradizione con cui i frati esprimono vicinanza a chi vive situazioni di fragilità. È un modo semplice per avvicinare persone che attraversano momenti di disagio – spiega fr. Simone – e quest’anno abbiamo sentito il desiderio di consegnarli di persona.
A Rebibbia i frati vengono accolti dal cappellano don Antonio Pesciarelli, che li introduce alla realtà del suo settore. Li attendono tre detenuti, insieme ad alcune guardie. La stanza è piccola, ma l’atmosfera si scalda rapidamente: qualche battuta, un sorriso, il racconto di una giornata tipo, una preghiera condivisa.
Uno dei detenuti lavora in cucina, un altro nella cappella, un altro ancora in biblioteca. Quando prendono in mano il Calendario di Frate Indovino, il pensiero corre subito alla loro infanzia: C’era sempre da mia nonna, dice uno. Ce l’aveva mia madre, aggiunge un altro. Ricordi semplici, familiari, che sanno di casa e di normalità. C’è anche chi ammette: Così posso sorridere un po’ leggendo la rubrica del Grillo Sparlante!
Sguardi che chiedono futuro
Quello che più colpisce fr. Simone è lo sguardo dei detenuti. Nei loro occhi – ci dice – abbiamo potuto scorgere una grande dignità e un desiderio sincero di riscatto. Anche chi ha superato i sessant’anni non smette di sperare in un futuro diverso, fatto di bene. La visita è breve, ma lascia tracce profonde. I detenuti parlano della durezza della reclusione, ma anche della crescita personale che spesso nasce proprio dentro quelle mura. Molti – osserva fr. Simone – in carcere scoprono aspetti di sé che all’esterno non avevano mai avuto il tempo né il coraggio di affrontare. E ciò che cambia davvero il cuore umano è l’amore, la bontà, la generosità. Quando una persona percepisce di essere guardata con una luce di speranza, la sua vita può ripartire.
Un Calendario che porta luce
La consegna dei calendari si conclude con una preghiera semplice e con la promessa di tornare. Per noi – conclude fr. Simone – è stato un momento di grazia. Loro ci hanno accolto con cordialità e gratitudine, e noi abbiamo ricevuto molto più di ciò che abbiamo portato. Nel lasciarci ci siamo dati appuntamento a breve con degli ex-detenuti e i volontari che operano nel carcere, per ritrovare nella prossimità il gusto della famiglia.
In un luogo dove il tempo sembra talvolta fermarsi, un calendario può trasformarsi in un segno di vicinanza, di memoria, di futuro. Un modo per ricordare che anche dietro le sbarre la luce può entrare e che ogni uomo, ogni donna, porta dentro di sé sempre un seme di bene che può portare frutto.
Tratto dal mensile "Frate Indovino", n.01, 2026