Storie dai conventi

Occhi nuovi con cui amare

venerdì 13 marzo 2026 di Maria Luisa Rinaldi
La storia di Fr. Walter da guardia giurata, a programmatore informatico e infine l’entrata in convento.

Si possono fare grandi sacrifici nella vita per realizzare i propri sogni. Eppure, non sempre quello che immaginiamo coincida con la nostra piena realizzazione e felicità si rivela, alla prova dei fatti, la strada giusta per noi.

Esiste un di più che è mistero a noi stessi, che non è pensabile a tavolino e che nemmeno riusciamo a desiderare. Ma c’è, ed è nella parte più intima di noi, lì dove solo Dio può entrare e dove la verità non scende a compromessi.

La storia che vogliamo raccontarvi questo mese è quella di un ragazzo che si è rimboccato le maniche per trovare il suo posto nel mondo. Un ragazzo tenace, volenteroso, che nonostante il trambusto del vivere comune ha saputo ascoltare, nella trama sottile dei suoi giorni, la voce dell’amore. Un amore per cui è valsa la pensa lasciare tutto e donarsi senza riserve. Un amore che ha rovesciato il suo cuore con delicatezza, portandolo a una nuova relazione con l’umano e il prossimo.

Fra Walter Ferrari, puoi darci qualche coordinata per conoscerti meglio?

Sono nato nel 1986, sono originario di Segni, vicino Roma, e da settembre 2021 sono cappuccino nel convento di Assisi.

Hai 36 anni, sei ancora giovanissimo! Diventare cappuccino era nei tuoi progetti?

Non direi! Ho avuto certamente un’infanzia e adolescenza tranquilla, una famiglia bella, frequentavo la parrocchia e devo dire che ho sempre tenuto rapporti di amicizia e vicinanza con sacerdoti e frati cappuccini di Segni. Ma diventare frate è venuto molto in là nel tempo. Dopo essermi diplomato in Ragioneria, ho seguito la passione per l’Informatica e mi sono messo a studiare. È stato per questo, per pagarmi gli studi ed essere indipendente, che ho accettato il primo lavoro a Roma. Per cinque anni ho fatto la guardia giurata alla Stazione Termini.

Un lavoro non facile…

Sono stato a contatto con un’umanità che ha modificato molto intimamente la mia percezione del prossimo. Giorno dopo giorno ho cominciato a mettere una sorta di filtro di diffidenza tra me e le persone, una forma di difesa. Malviventi, violenti, disonesti: vedevo solo il male che c’era in loro. Chi mi stava intorno mi piaceva poco, davvero poco. Questo però mi ha anche dato la spinta per concludere il mio percorso di studi e cambiare finalmente ambiente. Per tre anni, sempre a Roma, ho lavorato come programmatore informatico. Era quello che desideravo!

Tutto sistemato dunque?

In realtà no. In quegli anni, in particolare dai 22 ai 25, mi ero allontanato dalla chiesa, dalla messa della domenica. Ho cominciato a farmi tatuaggi, a sperimentare cose nuove, cercavo qualcosa… Poi ho capito che cercavo Qualcuno! Quando in azienda mi hanno fatto il contratto a tempo indeterminato avrei dovuto essere al settimo cielo. Mi ero sistemato in fin dei conti, ce l’avevo fatta a 26 anni. E invece no, sentivo che mancava Qualcuno all’appello.

Hai accettato?

Dopo un lungo periodo di discernimento… mi sono licenziato! E ho preso seriamente in considerazione quello che intuivo nel cuore. Volevo capire e andare a fondo, dare spazio a questa domanda di senso che non poteva più essere rimandata. Sì, per il mondo mi ero “sistemato”, come si dice spesso, ma questo non valeva per me. La vicinanza di alcuni amici religiosi, un sacerdote di Velletri in particolare, hanno fatto il resto.

Perché cappuccino?

Per la semplicità. Se penso ai cappuccini penso a questo: stare semplicemente in mezzo alla gente, vivere l’altro come fratello, guardarlo come dono di Dio. Se ci ripenso, la relazione con Dio ha trasformato tutto…

Ti riferisci a qualcosa o qualcuno in particolare?

Ripenso all’esperienza fatta da frate al carcere di Viterbo. Un conto è avere la divisa, come l’ho avuta io da guardia giurata, per lavoro. Un conto è accostarsi ai carcerati da fratello che ha incontrato Cristo. L’altro non è più nemico, ostacolo, ma fratello. In quella occasione ho sentito molto forte in me un prima e un dopo. Un Walter con occhi nuovi e un cuore nuovo.

Hai fatto la tua professione perpetua l’anno scorso. Un pensiero con cui chiudere…

Oggi con Lui, con L maiuscola, posso dire che non manco di nulla. Mi vengono in mente proprio le parole del salmo 23: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”. Nonostante le prove, le cadute, le fatiche e le piccole zone d’ombra di ogni giorno, sento di aver finalmente trovato quella pace che prima non avevo, ma che tanto cercavo. C’è Lui e la radice di ogni relazione umana cambia. Si illumina il rapporto con noi stessi e soprattutto con il prossimo, qualsiasi sia la sua storia.

Tratto dal mensile "Frate Indovino", n.04, 2022