Il bene non fa chiasso

Il bene non fa chiasso e il chiasso non fa bene. Fr. Enzo Francesco Maria Iannacone lo ripete con un sorriso discreto, quasi a scusarsi per il fatto stesso di raccontare la propria storia. Eppure, ascoltandolo, si ha la netta sensazione che alcune vite meritino di essere narrate non per mettere al centro chi le vive, ma per riconoscere il passaggio silenzioso di Dio.
Classe 1970, nato a Ostia, Enzo Francesco Maria porta con sé il timbro inconfondibile della periferia: un accento schietto, una cordialità immediata, una profonda capacità di relazione. La sua è una famiglia semplice, popolare, dove la fede si respira in casa ed è trasmessa soprattutto dalla madre e dalla nonna. Una fede a volte fragile, intermittente, ma autentica. L’adolescenza sembra spazzarla via, ma in realtà resta come una fiamma che cova sotto le ceneri. La strada, lo sport, le amicizie diventano presto la sua palestra di vita: lì impara l’arte dell’incontro, del cavarsela, del farsi voler bene.
Dopo il diploma di odontotecnico, tenta la strada universitaria per diventare dentista, ma senza convinzione. Entra così nella Polizia di Stato: lavoro stabile, amicizie, sicurezza economica. A Roma presta anche servizio di vigilanza a Palazzo Chigi. Tutto sembra al posto giusto. Eppure, dentro, cresce una domanda silenziosa. Avevo tutto – racconta – ma c’era qualcosa che non mi completava. Non una crisi plateale, ma una mancanza sottile, difficile perfino da nominare.
La svolta arriva a 23 anni, quasi senza preavviso, durante un pellegrinaggio a Lourdes, accompagnando la madre. Davanti alla Grotta accade qualcosa che Enzo Francesco Maria fatica ancora oggi a spiegare: un pianto improvviso, una pace profonda e travolgente. Si guarda attorno e vede i malati sorridere sulle barelle. Il contrasto lo disarma: Lì ho capito che il sacro non era solo un’emozione interiore. Era vita. Da quel momento qualcosa si rimette in ordine, anche se il cammino resta lungo e non privo di tensioni.
Tornato a Roma, continua il suo lavoro in Polizia, ma la quotidianità cambia radicalmente. La preghiera diventa più essenziale, l’Eucaristia un luogo di verità, Maria una presenza costante. Per anni partecipa al Treno Bianco dell’U.N.I.T.A.L.S.I. (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali): un appuntamento annuale che diventa per lui una vera “accordatura” spirituale. Parallelamente è molto impegnato con i giovani e vive anche una relazione affettiva significativa, durata cinque anni. Non c’è fuga dal mondo né rifiuto dell’amore umano. Ma dentro cresce sempre più forte il desiderio di una sequela totale.
Durante un ritiro spirituale, davanti al Santissimo, affida a Dio la sua divisione interiore: O mi fai capire, o mi fai guarire. Il giorno dopo, nel cuore, una parola sola: compromettiti. La scelta non è indolore. Sul lavoro qualcuno parla di esaurimento, gli equilibri affettivi vacillano. Ma la verità, quando è tale, trova spazio. Chiede alla fidanzata: Pensi che io sia matto o pensi che sia possibile che la mia vita venga spesa nella totale sequela di Cristo? E lei, pur nel dolore, riconosce la verità della sua vocazione.
Enzo Francesco Maria aderisce così alla follia di seguire Gesù per sempre, lascia il lavoro e nel 2000 entra in convento ad Assisi per diventare frate cappuccino. Il resto è storia sacra, fatta di conquiste e di felicità, di una vita dedicata in modo particolare alla missione con i giovani. A Spoleto accompagna ragazzi in difficoltà e con forti disagi; a Fiuggi, nella parrocchia Regina Pacis, continua l’opera di fr. Vincenzo Galli, fondatore dell’oratorio Il Sicomoro, attivo sia d’estate sia durante l’inverno, capace di coinvolgere fino a 500 persone. Quello che mi colpisce dei giovani - chiosa fr. Enzo Francesco Maria - è che rispondono nella misura in cui percepiscono sincerità e gratuità, svincolate da ogni interesse. Si conquistano per attrazione, non per costrizione: rispettandoli, valorizzandoli, dando loro responsabilità.
La sua scelta, come in san Francesco, è quella della kenosi, dell’abbassamento: consegnarsi nelle mani dell’uomo, fragili come un’ostia che basta un soffio per spostarla. È la logica del Vangelo: non dominare, ma servire; non salire, ma scendere, dove – commenta – il più grande si fa il piu piccolo, in una sorta di dominio rovesciato.
Oggi, dopo oltre vent’anni di vita religiosa, può dire con serenità: È stata la scelta giusta e sono felice. Per fr. Enzo Francesco Maria, vivere la vocazione come missione significa una cosa sola: amare Dio servendo concretamente il prossimo, accettando anche l’incomprensione, la fatica, il silenzio. Senza clamore. Come il bene… quando è autentico.
Tratto dal mensile "Frate Indovino", n.03, 2026