Spiritualità

Sublime umiltà!

venerdì 17 aprile 2026 di fr. Andrea Gatto OFM Cap
umiltà, lo scriviamo minuscolo, così non le facciamo un torto.

Qualche etimologia: dal sanscrito *bhu-mi, terra o, se preferite, *bhu-man, creatura, ciò che esiste; dalla stessa radice troviamo il latino humus, terra, da cui anche uomo (homo), si capisce da come suona. Strano ma vero anche il greco χαμαί, a terra e χαμηλός, basso, che sta sotto, viene dalla stessa radice sanscrita, che è anche affine a *ksam-ate, che significa tollerare, sopportare; o anche – secondo alcuni – al sanscrito vedico *gam-, mandare, muoversi, il luogo dove si va.

Le lingue più antiche della Scrittura, invece, traducono usando parole diverse: l’ebraico hanawà (da cui i famosi anawìm di JHWH), dice con una sola parola sia la povertà che l’umiltà, da una radice *’nh che significa curvarsi, o che indica chi può solo rispondere e non fa domande; il greco, invece, per indicare l’umiltà usa la parola ταπείνωσις, da cui tapino. Ma mentre zio Paperone esclama “Me tapino!” quando si piange addosso, la vergine Maria dice “Ha guardato quanto sono tapina” per magnificare il suo Signore nel canto. Stesso verbo usa Paolo scrivendo ai Filippesi, nell’inno a Cristo del secondo capitolo. Stesso verbo usa Francesco nella prima Ammonizione: «Ecco ogni giorno Egli si umilia».

Cosa insegnano queste antiche e nuove parole?

Che umili sono le pianticelle che sorgono poco da terra, come Chiara amava dirsi in relazione a frate Francesco, sono le persone che si riconoscono fatte di terra e che alla terra sanno di ritornare un giorno non lontano; sono quelle creature sapienti a cui basta già esistere per essere liete (lieto infatti viene da letame, che è il concime, appunto, della terra). Sono anche quelle che preferiscono volare basso, ma sono talmente leggere che la mano del Signore le porta altissimo, più o meno dove è anche Lui, Sublime Umiltà e Sublimità Umile. Sono quelle che stanno sotto, sottomesse, ma perché sostengono tutto, ad esempio la croce.

Sono, ancora, quelle che tollerano, a immagine e somiglianza del Signore, qui tollis peccata mundi, che sopporta i peccati del mondo (poi li toglie anche, ma lo può fare Lui solo, anche se devo dirti che quando un amico mi sopporta, quel peso che mi porto addosso, un po’ me lo toglie).

Sono quelli che proprio perché sopportano, li vedi un poco curvati, ma non sul proprio ombelico (ombelico viene anche da umile), chinati per la fatica della vita e chinati sui fratelli, per accudirli e proteggerli.

Quindi è umile chi si fa accudire e chi si prende cura, il padre e il figlio, il Padre e il Figlio. I poveri sono gli umili. Ma quelli veri, gli altri sono solo ombelichi.

Per Francesco l’umiltà, che è la stessa Persona di Gesù (e il suo trasparente Alter Ego, lo Spirito Santo), è il libro più bello su cui contemplare e alimentare la sua vita. Non volle essere sacerdote per scampare a ogni pericolo di vanagloria, non volle che si scrivesse una leggenda dei primi fratelli martiri, per la stessa ragione! No, il servo di Dio è un’icona, immagine e somiglianza del Signore. Forse per questo di Francesco mi piacciono soprattutto le icone, non tanto le grandi pitture rinascimentali o moderne.

E come non c’è misericordia senza miseria, così non c’è umiltà senza umiliazione. L’umiliazione è la lingua madre di Dio. Condiscendenza è il suo secondo nome: ha preso le nostre parole umane per dirci quanto ci ama fino allo sfinimento, ha preso il nostro corpo asino (asino viene dal greco onos, carico, che forse viene dall’ebraico atana, camminare a piccoli passi), per introdurci tutti insieme nel suo regno. Con piccoli passi possibili.

Francesco declina l’umiliazione in molti modi: nella nudità, nudo di fronte al padre e al Padre, e più era nudo più era sé stesso, e più era leggero meglio viaggiava e più agilmente combatteva. Nelle parole, non tante anzi meglio nessuna, per predicare (alla maniera cappuccina di una volta) ma anche per dirci le cose fra di noi. Il Verbo si fece carne. Francesco stesso non sapeva parlare, e fu emarginato dai suoi fratelli. Ma era contento di morire per loro, conservando sempre lo stesso volto. Come fai, piccolo Francesco? Umiltà nel condividere la sorte dei poveri, dei minori, i più piccoli! Umiliazione nella confessione: ancora smascherarsi. L’umiltà confonde la superbia, perché i personaggi non sono a loro agio con le persone. Nel paese di mio nonno si rappresenta ad agosto il martirio di S. Lucia e qui il personaggio del diavolo, che non sta mai fermo e sempre si agita con la sua pesante maschera di legno, spaventa ancora gli adulti più che i bambini. L’umiltà ha a che fare con il coraggio e la purezza di cuore.

«Nell’umiltà e nell’afflizione, l’uomo spirituale, mentre cerca con fervore il soccorso divino, vede chiaramente la grazia dello Spirito Santo che arriva, strappa e fa sparire ad una ad una le passioni fino a che abbia reso la sua anima perfettamente libera».

S. Simeone Nuovo Teologo