Centenari francescani

La lettera del ministro generale sul Testamento

giovedì 16 aprile 2026 di fr. Andrea Gatto OFM Cap
Un nuovo input in vista dei 500 anni della Riforma

Sono anni di appuntamenti storici, in cui inanelliamo con stupore e gratitudine, uno dopo l’altro, i centenari francescani. Negli ultimi 4 anni abbiamo celebrato la Regola e il Natale a Greccio (1223-2023), il dono delle Stimmate (1224-2024), il Cantico delle Creature (1225-2025), la Pasqua di Francesco d'Assisi (1226-2026). 

Non basta ancora! Tra appena due anni, i frati cappuccini celebreranno 5 secoli della bella Riforma che ha ispirato alcuni fratelli a intraprendere una nuova via francescana di adesione al Vangelo di Gesù. Proprio guardando a questa prossima festosa ricorrenza, il ministro generale Roberto Genuin ha donato ai fratelli un contributo che, pur nella sua dichiarata semplicità, è un prezioso incentivo ai fratelli per restare in devoto ascolto di quella ispirazione originaria.

Fra Roberto, come già frate Elia, ricorda che la scomparsa del Santo fu un evento traumatico per l'Ordine dei Frati Minori, che si ritrovò "orfano" del suo fondatore e guida vivente. Tuttavia, la sua presenza non svanisce: rimase e rimane viva nella fede nella sua intercessione, nella memoria dei testimoni e soprattutto nei suoi preziosi scritti. Tra questi, il Testamento di Francesco ha una rilevanza centrale: è l'unico testo autobiografico del Santo e rappresenta una chiave fondamentale per comprendere la Regola da lui scritta, evitando da una parte interpretazioni superficiali, dall’altra letture puramente legalistiche. 

La Riforma cappuccina, giovane di 500 anni, si distinse proprio per questo approccio: leggere la Regola alla luce della vita e della persona di Francesco, facendo del Testamento non un’altra Regola ma quasi una norma spirituale di vita, un «desiderio che nasceva proprio dall’amore per la persona di Francesco e che aveva la sua fonte nello Spirito Santo». 

Il ministro conclude esortando tutti i fratelli a riscoprire e meditare questo scritto, personalmente e in comunità, come strumento per vivere più autenticamente il carisma francescano-cappuccino: "follia d’amore” che i nostri fratelli riformatori hanno accreditato anche a noi, fino ad oggi.