
Nella I domenica di Quaresima ad Assisi è iniziata la storica ostensione del corpo mortale di Francesco d’Assisi. È stata anche un’occasione per ascoltare le sapienti parole di fra Roberto Pasolini, che ha celebrato con noi l’eucarestia al Santuario della Spogliazione, conducendo i molti pellegrini accorsi nel Santuario nella Parola del Vangelo secondo Matteo, che racconta l’esperienza della tentazione vissuta dallo stesso Gesù.
Un tempo, quello Quaresima, delicato e difficile da interpretare. Noi cristiani - dice fra Roberto (offriamo in questo testo una parafrasi il più fedele possibile della sua omelia) - se da un lato ci rendiamo conto che è una stagione favorevole, dall’altro, constatiamo che spesso i nostri progetti si infrangono contro la realtà. Occorre ricordarsi, tuttavia, che prima di quello che riusciremo a fare in questi 40 giorni, Quaresima significa raddrizzare la prospettiva della nostra vita. Si insinua, infatti, dentro di noi, come la sensazione che la vita stia andando verso il peggio, un’ineluttabile corsa verso la morte; e nonostante cerchiamo di allontanare questi pensieri, abbiamo pur sempre l’impressione che il meglio sia alle spalle. Ecco, le cose stanno diversamente: la Quaresima ci ricorda che il meglio, invece, sta davanti e che il tentativo è semmai di raddrizzare l’itinerario del viaggio verso la vita, verso la Risurrezione.I muri che noi immaginiamo davanti a noi ci stanno alle spalle. Questo tempo grazia, piuttosto, ci mette dinanzi, spazi aperti, i paesaggi meravigliosi pieni di sole, quel sole che è Cristo risorto.
Ma perché per noi è così difficile entrare in quest’ottica? Perché in effetti abbiamo la sensazione di vivere nel regno della morte. Il tempo di Quaresima, in effetti, comincia con il rito delle ceneri. È iniziata anche l’ostensione delle ossa di Francesco, una manciata di polvere, dopotutto. Sono segni che ci possono scoraggiare oppure ricordarci ciò che Dio fa nella Genesi (Gn 2,7-9; 3,1-7): prende della polvere, sì, ma soffia dentro la sua vita. Noi siamo polvere, ma siamo molto più che “solo” polvere. Pensiamo a quante cose belle siamo riusciti a compiere finora con la nostra povera vita! E questo perché Dio soffia su di noi, ed è importante che ce ne accorgiamo. Ricordarsi che non siamo solo un pugno di polvere, ma che c’è qualcosa di eterno e glorioso per cui vivere.
E questo, senza cedere alla tentazione del serpente, che dice al nostro cuore: “Cerca di evitare la morte”. La menzogna, che ci fa cadere nella paura, accade tutte le volte che, vivendo, cerchiamo di sfuggire alla morte, prendendo per noi qualcosa in più, per non pensare al fatto che stiamo per morire. Ad esempio,
per dirla in termini più immediati, mangiamo un panino, invece di fare un atto di amore. Facciamo, come si dice in questi casi, ciò che ci pare e piace, ma non quello che è giusto vero e bello; ciò che ci consola per un attimo, e tutto solo per non pensare alla nostra mortalità.
È il serpente che ci suggerisce questo: “Fa’ quello che ti piace, mica muori!”.
Sono le stesse dinamiche della tentazione che Gesù si umilia a sentire nel deserto: il diavolo prima colpisce nella fame, spinge alla soddisfazione dei nostri piaceri (i nostri nonni avevano l’1% dei piaceri che abbiamo noi!). Noi viviamo immersi in una fabbrica di piaceri! Ma il nostro cuore non vive solo di pane, ma di quello che esce dalla bocca di Dio (Mt 4,4). Mangiare un po’ di meno, in Quaresima, implica ascoltare di più ciò che risveglia in noi la fame autentica, della giustizia e dell’amore: la Parola di Dio.
Poi satana passa a una tentazione più spettacolare: “Bùttati, gli angeli verranno e ti salveranno”. Gesù risponde che non si deve mettere alla prova Dio, né Dio né… gli altri, chiedendo loro di darci l’ennesimo segno di riconoscimento, torturandoli perché noi non riusciamo a volerci bene, estorcendo così agli altri la dimostrazione del loro affetto. Finché si è bambini, questo può anche essere naturale, ma purtroppo questo riguarda anche la vita di chi ha già diversi anni all’anagrafe: essere adulti e non sapere ancora chi siamo e non sapere cosa possiamo donare.
Infine il diavolo porta il Signore sul monte: “Tutte queste cose ti darò, se mi adorerai”. L’ultima tentazione è quella del possesso, una tentazione subdola, quella di possedere invece che donare. Tra qualche ora, non lo sappiamo, ma potremmo entrare nel regno dei cieli e incontrare le persone a cui abbiamo donato qualcosa, e potremmo essere sicuri che proprio quelle persone ci apriranno il regno dei cieli. L’alternativa però potrebbe anche essere quella di aver accumulato per noi, per poi entrare nel regno di cieli e sentirci domandare: “Ma tu chi sei? Non ti conosciamo…”.
Esattamente il contrario di ciò che sappiamo farà Gesù: egli morirà dandosi tutto a tutti.
Queste tentazioni ci mordono tutti i giorni. Bisogna rammentare le parole di Paolo, che ci dice che il dono di grazia è molto più della caduta (Rm 5,15). La vita è molto più bella di come la stiamo gustando adesso. Come hanno fatto i santi, come Francesco che si è consumato amando, nudo sulla nuda terra, anche noi possiamo vivere di questa libertà, per la quale serve un certo allenamento, proprio per risvegliare l’umanità più bella che abita in noi. La Quaresima non è altro che un tempo in cui ci diamo qualche regola per tirare fuori il meglio di questa umanità. Siamo polvere, ma siamo una polvere “speciale”, perché Dio ha soffiato il suo spirito in noi, e non si stancherà mai di donare questo spirito, che ci risolleverà. Non è una favola, ma un fatto: Cristo morto e risorto. Una realtà che può compiersi in ciascuno di noi.
Non fate fioretti, fate qualcosa di più serio, esorta fra Roberto: cominciate a dare una regolarità alla preghiera. Non conta tanto quanto preghiamo, ma come preghiamo, anche fossero solo cinque minuti! E poi guardarsi intorno: qualcuno, magari di molto vicino a noi, sta aspettando la nostra attenzione. Non serve fare cose troppo lontane da noi. E se pure decidiamo di fare un digiuno, facciamo che abbia un senso! Mangiamo meno, ma facciamolo in uno spirito di preghiera, ricordandoci che togliendo questa cosa, noi gustiamo qualcos’altro. E magari nel giorno di Pasqua riusciremo anche noi a credere a questa meravigliosa notizia, che il Signore è risorto per noi.