
Il secondo podcast di Vita da frati si apre con un suono di sirene.
C’è un attacco missilistico su Gerusalemme. I frati celebrano la messa e mentre si prega per la pace, dal cielo è il suono della guerra che piomba sulle teste di questi fratelli cristiani.
Prosegue l’appassionante podcast sulla Città Santa contesa, e ci addentriamo nella vita di questa comunità. Uno dei momenti di incontro centrali della settimana è la messa della domenica, benché la domenica sia un giorno lavorativo. La comunità italiana è presente e vivace e i frati sono un “punto di riferimento” da anni.
Nello Del Gatto, corrispondente dell’Ansa, vive qui con la sua famiglia da diversi anni ed è una delle voci che testimoniano la vita degli italiani in quello che Annamaria Selini definisce un melting pot di culture, in cui la frantumazione è la regola e coltivare relazioni durature non è facile.
Un’altra voce che il podcast ci fa ascoltare è quella di Alessandra Buzzetti, anche lei giornalista di TV2000 che racconta la sua esperienza della fraternità cappuccina, una vera “oasi di pace” in questa terra lacerata e i frati sono un fattore di coesione, dei veri generatori di amicizia.
Ancora una volta, in questa nuova puntata del podcast ascoltare le voci mischiate di italiani, palestinesi, indiani, africani, turchi, le loro risate, i loro dialetti, è un dono per le orecchie di chi ascolta la sinfonia caleidoscopica di una fraternità che cerca, con le relazioni, di dissentire al tumulto e alla disgregazione della guerra.
Non da ultimo fra Yunus, che ci racconta la sua vocazione, le sue radici, la sua missione e passione di docente di archeologia, ma soprattutto egli è la “memoria storica” di questa casa cappuccina di Gerusalemme. Non spoileriamo nulla qui, perché vale davvero la pena seguire le alterne vicende della sua storia.
Tra i protagonisti di questa storia, gli ascoltatori scopriranno figure di frati che hanno scritto pagine luminose per la gente di qui, come fra Marie Benoît, giusto tra le nazioni, e fra Pasquale, un frate bergamasco, il primo allegro anello di una “catena” di fratelli che, in questo luogo benedetto e martoriato, restano e fanno durare la loro testimonianza d’amore.