Centenari francescani

Stiamo ancora camminando!

mercoledì 13 maggio 2026 di fr. Andrea Gatto OFM Cap
Incontriamo l’ideatore del logo del prossimo anniversario della Riforma cappuccina

«Rinnovare in ciascuno dei frati dell'Ordine il desiderio di fedeltà alla nostra identità carismatica, per illuminare la nostra mente, cioè ricordare chi siamo e quali sono le caratteristiche fondamentali del nostro stile di vita, e per infiammare il nostro cuore, cioè vivere con intensità e gioia ciò che siamo». Queste parole, così piene di vita, le leggiamo nel Progetto che il 13 agosto 2025, il ministro generale ha destinato a tutti i fratelli cappuccini sparsi in ogni angolo della terra, insieme a una lettera in cui ci esorta fraternamente a preparare con entusiasmo questo appuntamento con la nostra storia.

(https://www.ofmcap.org/v-centenario-della-riforma-cappuccina-1528-2028/)

Abbiamo voluto incontrare Fra Angelo, della Provincia di Sicilia, alla cui creatività dobbiamo il logo del centenario, che già accompagna il nostro immaginario in questo tratto di strada verso il 2028.

Da dove nasce l’ispirazione per questo logo? Quale immagine, testo o episodio delle nostre fonti ti ha guidato nel processo creativo?

Tengo a precisare, fin da subito, che non sono un grafico, ma che lo faccio solo per passione. L’ispirazione nasce da un’immagine antica in cui mi ero imbattuto sfogliando un Atlante Cappuccino del Seicento (Atlante Cappuccino di Silvestro da Panicale, 1632), come ho scritto nella sinossi in cui si descrive il logo, e pubblicato negli anni Novanta. Raffigura due frati che camminano, non fanno niente di straordinario, camminano e basta. Quella semplicità mi comunicava un senso di pienezza, forse perché questi fratelli erano in due. Quando, qualche mese dopo, ho pensato il logo, mi è tornata subito in mente questa immagine. Essenziale, povera… ma vera. I due frati sono insieme ma non sono uguali, l’uno con la bisaccia, l’altro no, uno indica la strada, l’altro lo segue. Un gesto di fiducia, accompagnamento, di fraternità. Mi sembravano elementi buoni, allo stesso tempo spirituali e storici, come un rimando ai primi frati che camminavano sempre, uomini concreti, mai comodi, mai “arrivati”, che non si davano riposo. Ho pensato ai primi cappuccini a Camerino, impegnati a servire gli appestati. E forse è proprio questo che volevo dire, che ho scritto e che è nel logo: non solo da dove veniamo, ma come ancora stiamo camminando.

Il logo deve parlare a un pubblico diversificato, frati, storici, cristiani di ogni stato di vita, giovani, media. Come hai cercato di bilanciare semplicità e profondità?

Questa è la parte che mi rende più fiero, che il logo riesce a parlare a pubblici molto diversi. Nel senso che si vedono sempre cose molto antiche oppure loghi realizzati con l’IA e che sembrano tutti uguali. Ho cercato di fare una scelta precisa, e cioè di togliere qualcosa all’immagine originaria, non di aggiungere cose; il segno è semplice, due figure (la fraternità) una linea (la strada, il cammino) e un numero (questo mezzo millennio di storia). La sua semplicità si apprezza nel tratto essenziale, quasi, che rende il logo immediato e leggibile per chiunque. Dentro questa semplicità mi è sembrato che ci fosse tanta profondità anche densa di simboli: ogni elemento ha un significato, anche se non è subito esplicito. L’immagine è fruibile anche da chi non conosce il mondo dei frati, si riconoscono subito da lontano che sono due fratelli in cammino. D’altro canto, la loro diversità e il loro cammino condiviso, la loro sinergia e unione parlano più a noi frati, che conosciamo il nostro carisma. Il numero 500 è in un font moderno, d’impatto, semplice e incisivo, proprio per dialogare con il mondo contemporaneo. Non è un font classico, barocco, stucchevole. Così anche il colore che è stato scelto dai fratelli della Curia, il turchese, si accoppia bene con il marrone, che richiama la tradizione, il nostro saio. Penso che in questo senso può funzionare a diversi livelli, essere colto in modo immediato da tutti, come pure essere meditato da noi, perché suggerisce l’idea della strada che si fa insieme, della bella diversità tra di noi, nell’unità dello stesso carisma. Non spiega tutto, ma mi sembra che suggerisca molto.

Quale rapporto c’è, nel tuo lavoro, tra preghiera e creatività? Per un frate che si sperimenta nel mondo della grafica, il tavolo da disegno, o il PC, può diventare un luogo di contemplazione? Come vivi tu questa tensione tra la tua arte e la tua vita interiore?

Come dicevo all’inizio, forse non direi che è un lavoro. La preghiera mi aiuta a fare silenzio, e questo è fondamentale in qualsiasi processo creativo - anche per un ateo: fermarsi, fare silenzio, per ascoltare le proprie intuizioni. Personalmente la preghiera mi aiuta nel fare le cose, non solo per il gusto di lavorare, che è comunque un’attività preziosa. La creatività subentra se sono capace di fare questo silenzio. C’è un legame: quando dentro c’è più ordine, quello che faccio ho l’impressione che sia più essenziale e più onesto. Capita, così, che il PC diventi luogo di attenzione e ascolto. Ricordo che mi sono fermato a contemplare quella immagine di questi due frati del ‘600, che poi avevo scaricato da Internet: in quel momento lo schermo del PC è diventato un luogo di ascolto e di contemplazione. Mi ha trasportato un po’, con la fantasia, ai primi secoli, ai primi frati, ai primi passi del nostro Ordine, e mi è sembrato molto coerente pensare a un logo per ricordare proprio l’inizio della Riforma.

La tensione che tu dicevi, e che anch’io avverto, è tra il desiderio di essere efficaci, di fare bene, e il bisogno di rimanere spiritualmente “collocati”. Ricordando che il risultato non è solo mio, né è il lavoro di un grafico stipendiato, ma un servizio. Per questo è molto bello per me che la Curia Generale abbia scelto di far fare questo logo a un frate e non a un grafico. Certo sarebbe stato più semplice pagare un grafico - e avrebbe fatto sicuramente un lavoro migliore di questo, ma per me è stato un servizio. L’ho vissuto realmente così.

Cosa speri che chi guarda questo logo porti nel cuore? Se dovessi indicare un solo sentimento o pensiero che vorresti suscitare in chi incontra questo simbolo per la prima volta, quale sarebbe? E tu, fratello, come ti stai preparando a questo importante anniversario e come pensi che la nostra Riforma possa parlare ancora all’uomo di oggi?

Direi il desiderio di mettersi in cammino, o meglio rimettersi in cammino. Non fermarsi. Questo è ciò che spero per chi guarda questo logo. Ricordo che Papa Francesco, le volte che mi è capitato di incontrarlo, diceva sempre a chiunque incontrasse: Avanti, avanti! Questo è un dinamismo vitale, come anche accadeva nella pagina dei discepoli di Emmaus, dove è tutto un movimento. E una cosa che ho a cuore di sottolineare è proprio questa, come scrivevo anche nel briefing del logo: non si vuole celebrare un traguardo, quasi a dire Siamo qui da 500 anni. Ma vogliamo dire: Stiamo ancora camminando. Questo è il messaggio più attuale: sì, è vero che la tecnologia è velocissima, ma il rischio è che spesso viviamo da fermi o, al più, un po’ disorientati, come bloccati. Forse abbiamo un sacco di possibilità, di modi, ma restiamo immobili.

La Riforma cappuccina, il carisma dell’Ordine, può dire qualcosa ancora oggi, se rimane fedele alla radice da cui è nata, se la sua proposta di vita rimane essenziale. Non voglio dire, con questo, una nostalgia di un ritorno al passato, ma vivere il Vangelo senza aiuto, senza appoggi, senza sconti, con i fratelli, in cammino e anche prendendosi cura degli ultimi di oggi, come facevano i primissimi cappuccini, tendendo la mano agli altri senza sosta e senza riserve. Con questi pensieri anche io mi preparo a questo anniversario, non tanto preoccupato delle forme esteriori (le barbe, i teschi!), ma cercando di camminare in una radicalità e una verità evangelica che sicuramente i nostri primi fratelli avevano.

Fra Angelo, voglio dirti grazie. Per la passione che hai messo in questo laboritium (come forse l’avrebbe chiamato Francesco!) e che hai donato a tutti noi, e grazie anche del tempo che hai dedicato a Frate Indovino.

Ogni volta che uno si ferma a riflettere è una cosa buona, e ringrazio anch’io voi per questo. È un logo che sarà usato in tutto il mondo nei prossimi tre anni. Non ti nascondo che l’altra volta, ho visto per caso la foto di un incontro fraterno in Sud America, forse in Brasile, e c’era questo logo proiettato su uno schermo… letteralmente dall’altra parte del mondo! E mi veniva da sorridere, pensare che questa piccola creatura virtuale sia uscita dal mio computer e adesso viaggia dappertutto su schermi, brochures, lettere e materiale informativo. Mi rende orgoglioso, di un orgoglio che sento bello, perché davvero è stato il desiderio di mettermi a servizio che lo ha ispirato.