Il piano ha occhi, e il bosco orecchi
Ilario nacque a Poitiers, in Francia, forse intorno al 310, da famiglia aristocratica gallo-romana e pagana e ricevette una forte formazione letteraria; si sposò ed ebbe una figlia. Era il periodo in cui si affermò il pensiero eretico dell’Arianesimo. Ilario era appassionato della ricerca filosofica e fu così che scoprì il Cristianesimo, attraverso la lettura della Sacra Bibbia. Fu fortemente impressionato e illuminato dalla Onnipotenza di Dio, cominciò ad adorarlo come suo Creatore e Signore, fino al punto di convertirsi e ricevere il Battesimo. Nella vita seguì gli insegnamenti del Vangelo ed era zelante nell’incoraggiare gli altri nella pratica delle virtù. Era ammirato dal popolo di Poitiers che lo elesse proprio vescovo. Egli si considerò uomo di Dio, predicava con ardore instancabile e spingeva i peccatori alla conversione. Ilario operò per il ristabilimento dell’ordine nel pensiero teologico e per il ritorno alla Verità, fu paladino della Tradizione contro l’Arianesimo (che negava la divinità di Gesù Cristo): fu un Defensor fidei di immenso coraggio e di coerenza. Consacrò la sua vita per proteggere e salvare la Fede. Ma, si sentì costretto a separarsi dalla comunione dei vescovi occidentali che avevano abbracciato l'Arianesimo. Fu esiliato in Frigia, dove si impegnò a scrivere varie opere dotte, tra le quali il “Trattato della Trinità”, in cui difese la consustanzialità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, dimostrando che la Chiesa è una. Spiegò inoltre che l’Arianesimo non era la vera dottrina, perché non fu rivelata a san Pietro. Tornato a Poitiers, riunì un Concilio nelle Gallie, in cui condannò e scomunicò l’eretico Saturnino. Questo Concilio portò effetti benefici: cessarono gli scandali e la fede fu riconosciuta in tutta la sua purezza. Morì nell’anno 368. Gli scritti che ci ha lasciato sono di uno stile nobile, fiorito, sublime, approfonditi da un vero spirito di pietà. Lo scopo primo di Ilario fu quello di far conoscere il Nome Santo di Dio e di infuocare i cuori della sacra fiamma del suo amore. Alla sua morte, si racconta che la stanza si riempì di una vivida luce, la luce della sua saggezza che aveva illuminato la Chiesa. Nel 1851 fu nominato Dottore della Chiesa.