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Missione in Amazzonia

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Storia di un perché
Molti uomini e risorse economiche vengono destinati alla nostra Missione in Amazzonia, compresa una gran parte dei ricavati dalla vendita dei prodotti editoriali di “Frate Indovino”. Quali sono i motivi di questa scelta che ormai dura da più di cento anni?

Missionari in Alto Solimões
In seguito alla scoperta del Nuovo Mondo e alla conseguente colonizzazione, entrarono in America Latina anche i Missionari Cattolici, per i quali, purtroppo, fu giocoforza dipendere dalle alterne vicende legate alle lotte coloniali. Il primo a mettere piede in Alto Solimões fu il Domenicano P. Gaspare de Carvajal che, con il Capitano Francisco Orellana, tra il 1541 ed il 1542, discese avventurosamente l’immenso fiume chiamato dallo stesso Orellana “Rio delle Amazzoni”. Altre notizie risalgono al 1637, quando alcuni Missionari (un Francescano, due Gesuiti e quattro Mercedari) entrarono nella spedizione di Pedro Teixeira da Quitos al Parà e ritorno. Benché di passaggio, questi pionieri della Fede seppero gettare in Alto Solimões i primi semi di vita cristiana. Nel 1645 fu creata la Missione del Rio delle Amazzoni, affidata ai Cappuccini spagnoli di Valencia. Non si sa quanto tempo questa missione sia rimasta in piedi, ma all’arrivo dei Gesuiti, quaranta anni più tardi, gli Indios risultavano ben catechizzati e riuniti in località con nomi di santi. Nel 1686 i Gesuiti spagnoli P. Samuel Fritz e P. J. Baptista Sana riuscirono a ristabilire sul Rio Solimões sei missioni: S. Joaquim, alla foce del Javarì; S. Paulo, poi “de Olivença”; S. Pietro di Tonantins, S. Cristoforo di Amaturà; Nougueira sul lago di Tefè e Caiçara alla foce del Japurà. Negli anni successivi, i Gesuiti furono cacciati dai portoghesi con imprigionamenti e distruzioni; più tardi vi si portarono i Carmelitani del Parà, i quali dovettero far fronte ad una situazione disastrosa dal punto di vista religioso. Nel 1759 furono create le parrocchie di S. Paulo de Olivença, di Tabatinga e di Amaturà, gestite occasionalmente “in provvisione” fino al 1852. Si pensi che nel 1848 il Vescovo del Parà, dom José Alfonso de Moraes Torres, in visita pastorale, in tutto il Solimões (cioè da Manaus a Tabatinga – 1.500 km) trovò un solo sacerdote a Tefè. Comunque la preoccupazione pastorale per questa vastissima area così carente di sacerdoti sembrava destinata ad accentuarsi: infatti, nella seconda metà dell’Ottocento le visite pastorali si susseguirono a ritmo sempre più serrato (1848, 1864, 1894, 1898, 1908). Nel 1870 i Frati Minori Osservanti fondarono presso Belem do Solimões la cosiddetta “Missione del Caldeirão” con sei Padri, che rimase viva e fruttuosa per nove anni; poi la fatica, le difficoltà e le malattie costrinsero i Missionari a ritirarsi. Da allora fino al 1906 troviamo la presenza sporadica ed abbastanza limitata nel tempo di qualche Missionario, fino a quando i Cappuccini milanesi della Custodia del Maranhão, chiamati a Manaus, presero a cuore la situazione religiosa dell’Alto Solimões, che visitarono regolarmente per due anni. Costretti a ritirarsi da Manaus per un ridimensionamento della loro presenza in Brasile, fin troppo ampia ed onerosa, furono “rimpiazzati” dai Missionari Cappuccini Umbri, che quest’anno celebrano felicemente il primo centenario della loro presenza in Amazzonia.

La Prefettura dell’Alto Solimões
La Missione affidata dalla Santa Sede ai Cappuccini dell’Umbria nel 1910 si snoda lungo il Rio Solimões, quella parte del Rio delle Amazzoni compresa tra Manaus e il confine del Brasile con la Colombia, che dal tempo dei “conquistadores” è stata indicata con questo nome. Occupa l’estremità Nord-Ovest dell’Amazzonia brasiliana che va dalla confluenza tra il Rio Solimões e l’Auatì-Paranà fino ai confini con la Colombia ed il Perù, e comprende il bacino del Solimões con i suoi affluenti: il Japurà, l’Içà e il Jandiatuba; e la valle del Javarì con i suoi affluenti: l’Itacoaì, l’Ituì e il Curuçà. La Missione, eretta a Prefettura Apostolica il 23 Maggio 1910, constava inizialmente di una superficie di 140.000 chilometri quadrati. Dal 1921, in seguito allo smembramento della valle del Japurà in favore della Prefettura di Tefè, si è ridotta a 110.000. Questo territorio, grande quasi mezza Italia, si incontra a circa 1.260 km da Manaus, risalendo il Rio delle Amazzoni, e si estende per quasi 1300 km lungo i fiumi Solimões e Javarì. Compreso tra il secondo ed il sesto grado dell’emisfero australe, rimane vicinissimo all’equatore ed è costituito esclusivamente di fiumi e foresta tropicale. Scarsissimamente popolato, all’arrivo dei nostri Missionari nel 1909 contava circa 23.000 abitanti; 28.000 nel 1940; 35.000 nel 1950; 63.000 nel 1974; 90.000 nel 1990; 175.000 oggi. La quasi totalità di questa gente vive lungo le rive dei corsi d’acqua, che ancora rimangono l’unica via di comunicazione. Dal punto di vista ecclesiastico, la Missione dell’Alto Solimões, Prefettura Apostolica dal 1910, è divenuta Prelatura Nullius nel 1950 e Diocesi nel 1992, con otto parrocchie e un centinaio di comunità ecclesiali di base.

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