Nella felicità ragione, nell’infelicità pazienza
Massimiliano, giovane retto, mite, caritatevole, era figlio del veterano Fabio Vittorio e, secondo la legge, doveva seguire la carriera del padre, ossia usare le armi e indossare la medaglia dell’imperatore. Quando fu in età di poter essere arruolato, egli rifiutò di diventare soldato, perché disse di essere un “soldato di Cristo”. Fu sottoposto a processo davanti al proconsole Dione Cassio, che lo ammonì che con un tale rifiuto rischiava la condanna a morte. Massimiliano rifiutò le armi con fermezza e non protestò per la sua condanna, ma seguì la sua coscienza cristiana. Fu decapitato. Egli è considerato il primo obiettore di coscienza: si sentiva cittadino del cielo, obbediva a Dio e sapeva che con la morte del corpo la sua anima continuava a vivere nella vita eterna.
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