Storie dalle missioni

Fra Gino Alberati: un missionario lungo il grande fiume

martedì 17 febbraio 2026
Dall’Umbria ai fiumi dell’Alto Solimões, nel segno del servizio e della fraternità

Nato il 1º marzo 1941 a Montemelino di Magione (Perugia), in una grande famiglia contadina impregnata di spiritualità francescana, fra Gino Alberati scopre presto la propria vocazione. A soli quindici anni, dopo l’incontro decisivo con un frate del suo paese, sente nascere nel cuore il desiderio di consacrarsi a Dio. Entrato in seminario nel 1956, coltiva un profondo amore per l’unità della Chiesa, alimentato dalla lettura dell’enciclica Mystici Corporis Christi.

Negli anni della formazione, un fatto segna la sua vita: l’incontro con fra Michelangelo Pigotti, missionario cappuccino in Amazzonia. Le sue parole accendono in Gino il sogno di partire un giorno per quelle terre lontane. Il momento arriva nel 1970, quando, ordinato da poco sacerdote, ottiene dai superiori la destinazione tanto attesa: la missione nell’Alto Solimões, uno dei territori più remoti dell’Amazzonia brasiliana.

Da quel giorno, fra Gino trascorre oltre cinquant’anni “lungo il grande fiume”, navigando su barche di ogni tipo per raggiungere comunità disperse nella foresta. Visita famiglie, celebra sacramenti, forma catechisti, fonda piccole comunità cristiane, accompagna gli indigeni Ticuna nei loro villaggi, sostenendo il loro cammino spirituale e umano. Oltre al ministero pastorale, svolge spesso attività sanitarie: misura pressioni, assiste malati, raccoglie campioni per la diagnosi della malaria.
Il suo stile missionario è semplice e radicale: servire tutti, senza riserve. Per lui “la mia famiglia è l’umanità”, motto che riassume il cuore della sua vita. Amato da caboclos, indigeni, giovani e famiglie, viene riconosciuto dallo Stato di Amazonas come Cittadino onorario nel 2017.

Ancora oggi, ormai anziano, continua a operare a Manaus tra le comunità e le Fazendas da Esperança, testimoniando che l’annuncio del Vangelo passa soprattutto attraverso la prossimità, la gioia e l’amore concreto per ogni persona incontrata.


 

Tra il 1968 e il 1969, fra Gino svolge per otto mesi a Roma
un “tirocinio volontario” pomeridiano presso l’ospedale San
Giovanni, che si trova vicino alla basilica di San Giovanni in
Laterano. È una sua iniziativa. Vuole acquisire competenze in
ambito sanitario per poter assistere meglio i malati quando
sarà missionario. Questo sogno del farsi missionario è iniziato
con una conferenza tenuta da fra Michelangelo in seminario,
ma è stato poi alimentato dall’incontro con altri missionari
in vacanza in Italia, tra cui fra Tommaso Ottaviani, fra Silvano
Monini, fra Geremia Di Nardo e, soprattutto, monsignor
Adalberto Marzi (1922-2001).

Nel 1969, dopo aver terminato gli studi pastorali a Roma,
ha un colloquio con il suo superiore, che gli chiede dove desideri
essere inviato. Anche se il suo cuore arde per le missioni
in Amazzonia, preferisce affidarsi alla decisione del suo superiore.
Dice solo che è disponibile a lavorare ovunque. Con
sua grande gioia, il suo superiore lo assegna a lavorare nelle
missioni in Amazzonia. In seguito, incontra nuovamente fra
Michelangelo in vacanza. Sono passati undici anni da quando
ha sognato per la prima volta di diventare missionario come
lui. Insieme partecipano a un ritiro focolarino per religiosi di
quindici giorni, che li avvicina molto. Al ritiro sono presenti
circa 150 religiosi di 12 nazionalità e 25 congregazioni.

 

Tratto da testo "Lungo il grande fiume" di Zeneida Puga, Edizioni Francescane Italiane, 2026.