
Francesco ci mostra che raggiungere l’altro è sempre possibile.
È una certezza che nasce dalla sua storia di uomo “raggiunto”: proprio lì dove abitava il suo cuore, nel groviglio dei suoi desideri, delle sue fatiche e di quell’umanità così simile alla nostra, Dio lo ha cercato e incontrato. A ottocento anni dal suo transito, questo invito a farsi prossimi ci sfida ad abitare realtà nuove, come i social, che plasmano continuamente la nostra quotidianità e il nostro modo di relazionarci. Il digitale, infatti, se da un lato può apparire un luogo fittizio o alienante, dall’altro resta uno spazio che, tra i vari post, si nutre di domande di senso e del bisogno di un’identità che non può mai prescindere da un incontro reale con l’altro.
È, pertanto, nella cornice della missionarietà digitale che si inserisce il progetto Benedicat, una pagina Instagram rivolta a tutti, che racchiude nel nome la benedizione che Francesco scrisse per il suo amico e fratello Leone. Chi l’ha creata non è una teologa, né un’esperta di francescanesimo, ma una giovane rimasta affascinata dall’esempio di un santo unico e irripetibile, conosciuto grazie al cammino nella Gioventù Francescana e, ora, nell’Ordine Francescano Secolare. La gratitudine per quanto ricevuto non è solo un dono, ma una responsabilità che mi sollecita ad annunciare agli altri che la vita è bella solo se ancorata a un Bene che tutto rende possibile. Francesco, in questo senso, rappresenta uno strumento per scoprire a Chi apparteniamo; potremmo anzi affermare che rappresenta un modo concreto di appartenere a Cristo.
Attraverso il racconto in prima persona di alcuni episodi della sua vita - nella rubrica Chi sei Francesco? – cerco, per esempio, di far risuonare la sua voce per mostrare che, dietro uno dei santi più amati, vi è anzitutto un uomo in carne ed ossa che si è lasciato amare, vivendo le tappe che caratterizzano ogni esistenza umana. In un mondo sempre più rapido e complesso, c’è ancora bisogno del suo sguardo semplice, della sua libertà e di quel suo cuore che a nulla si è attaccato, da niente si è lasciato possedere, ma tutto ha vissuto con gioia e gratuità.
Altri contenuti vogliono testimoniare, invece, una fede che abbraccia la fragilità, l’incertezza e i momenti di difficoltà. Sui social si tende spesso a mostrare la parte migliore, a essere impeccabili omologandosi a canoni precostituiti. Al contrario, credo che l’autenticità di un profilo - con un volto, un nome, una persona che cammina e ogni tanto inciampa - sia la modalità migliore per farsi prossimi. Non si può testimoniare, infatti, ciò che non si vive. Far vedere la verità di ciò che siamo, accogliendo l’altro nella carità e nella tenerezza, è parte dell’eredità preziosa di Francesco. Per questo motivo, a tutti coloro che scelgono di seguire la pagina cerco di parlare di una fede che si incarna nella mia umanità, fatta di bellezza ma anche di contraddizioni e momenti bui. Un messaggio che non vuole rivolgersi a una nicchia ristretta ma a tutti, perché nessuno si senta mai escluso o giudicato.
Benedicat è, inoltre, uno spazio disponibile ad accogliere e sostenere opere caritatevoli. La missionarietà, infatti, non è solo partire per luoghi remoti, ma è la chiamata di ogni battezzato che ha la possibilità di compiersi ogni giorno, proprio lì dove ciascuno si trova. Tuttavia, tale progetto - così come i vari Ottocentenari francescani che stiamo vivendo - non deve diventare un fine, ma restare un mezzo. Sia la pagina che le celebrazioni sono certamente tappe preziose per conoscere Francesco, ma non rappresentano il traguardo. Non possiamo fermarci qui. Lui è il nostro compagno di viaggio che ci insegna a guardare al Signore: se è stato così affascinante il servo, quanto più lo sarà il Padrone? E se in Francesco ogni cosa parlava di Dio, allora perché non può farlo anche uno spazio digitale, dove il riflesso di una vita semplice può trasformarsi in un segno di speranza?