Maria Manno, la fede che nasce dal dolore e si fa dono

Solo l’amore di Dio salva, solo questo guarisce le ferite.
A dirlo è Maria Manno, una ragazza di 25 anni che vive a Caravita, una frazione di Cercola, alle porte di Napoli. Studia Medicina e, come tanti giovani della sua età, sogna una vita felice, spesa nel dono e nel servizio agli altri.
Appartiene alla Gioventù Francescana (GiFra) della Campania, una delle fraternità più numerose d’Italia: un gruppo vivace, dove tanti ragazzi come lei cercano di declinare il Vangelo nella semplicità del quotidiano.
È proprio lì, tra volti amici, lezioni universitarie, preghiera e momenti condivisi, che Maria vive la sua storia giorno dopo giorno. Una storia fatta di bellezza, dove gioia e dolore si incontrano, trasformandosi in segni luminosi di speranza: Credo davvero che la mia sia una storia di salvezza, un esempio di come Dio si manifesta se ti abbandoni a Lui.
Maria conosce il cammino della GiFra a 13 anni e, affascinata dalla figura di san Francesco, decide di restare e proseguire. Accoglie servizi di responsabilità e cura, imparando a mettersi in gioco per gli altri e a vivere ogni esperienza come un’occasione di crescita. Per me la GiFra – racconta – è sempre stata casa, un posto dove potermi sentire libera, accolta e custodita nelle mie fragilità. Mi ha aiutato ad aprirmi di più, a scoprire le mie qualità e soprattutto a riconoscermi ‑glia amata da Qualcuno.
È l’amore che ci dà forma, plasma ciò che siamo e disegna la trama della nostra esistenza. Un amore che non sempre riusciamo a riconoscere, prigionieri come siamo di paure e insicurezze. Eppure, anche quando ci perdiamo o lo ignoriamo, trova sempre un modo per raggiungerci.
Nonostante io sia cresciuta in parrocchia – prosegue – è stata la fraternità a permettermi di entrare in relazione con Dio e a farmi domandare: cosa vuole il Signore da me?
Cosa significa, davvero, essere felice?
La GiFra nasce, infatti, come un cammino di discernimento vocazionale. Un luogo di relazioni dove i giovani si lasciano interrogare dai propri desideri per scoprire, in essi, la voce di Dio: In fondo è Lui che ci ha creati e sa cosa è meglio per noi. La vita, tuttavia, non è mai un percorso lineare: alle pianure si alternano salite improvvise e valli oscure, dove ad attenderci c’è la croce.
È in questi momenti che la fede smette di essere un’idea e diventa una scelta, una risposta concreta che chiede fiducia. Seguire Gesù – ci confida – non significa non avere problemi né vivere una vita nella quale non succedono eventi spiacevoli. Per Maria, la salita si fa ripida il 12 marzo 2024, quando Giuseppe, il ragazzo con cui era ‑danzata da sei anni, perde la vita in un incidente sul lavoro.
Da un momento all’altro, la mia vita è cambiata completamente. Tutte le mie certezze, le cose stabili sulle quali desideravo costruire qualcosa, non c’erano più. Quel dolore, inatteso e bruciante, è stata un’esperienza di silenzio e smarrimento. Solo con il tempo, ha compreso che, dove tutto sembrava crollare, Dio era già lì ad attenderla: Credo che quando ti rendi conto che da solo non ce la fai, perché la vita è molto più complessa, difficile e dolorosa di quanto si possa immaginare, incontri Dio. Lasciarsi raggiungere nella propria sofferenza non è, tuttavia, semplice: significa aprirsi, fidarsi, permettere agli altri di entrare e toccare il dolore che ti schiaccia.
Così, nel buio, Maria ha ritrovato la forza – prima grazie a una psicologa, poi a una guida spirituale – riscoprendo nella fraternità un porto sicuro. La preghiera è stata un balsamo per le mie ferite, mi sono lasciata amare e salvare. Dio ascolta sempre la preghiera dei suoi figli, non delude, piange e ride accanto a te.
Oggi, nel suo cammino ferito ma luminoso, Maria chiede solo questo: Se la mia storia ha acceso anche in uno solo di voi il desiderio di vivere davvero una vita accanto a Dio, allora posso dire che ne è valsa la pena.