Nasce la Fondazione Santa Veronica Giuliani ETS

Per custodire e rinnovare la memoria storica ed il patrimonio spirituale e culturale del Monastero e dell’Ordine delle Clarisse Cappuccine, allo scopo di condividerlo con il territorio sociale di immediato riferimento, nonché con tutti i pellegrini credenti e non credenti, che desiderino conoscerlo, il 31 maggio 2024 il Monastero Santa Veronica Giuliani ha costituito la Fondazione Santa Veronica Giuliani ETS, persona giuridica privata, che ha sede presso lo stesso Monastero.
Esattamente un anno dopo il 31 maggio 2025 il progetto è stato presentato al territorio di riferimento, alla città, alla diocesi e il 13 aprile 2026 è stata inaugurata la nuova sede istituzionale.
La Fondazione nasce essenzialmente come un atto di responsabilità e di restituzione.
Responsabilità
Noi sorelle siamo custodi e in qualche modo interpreti dell’eredità che ci ha lasciato Santa Veronica Giuliani. Da sempre il nostro Monastero accoglie quanti desiderano conoscere più da vicino la Santa, attraverso l’accoglienza diretta dei pellegrini e una produzione, per quanto attiene alle nostre possibilità, di testi e biografie.
Negli ultimi anni è cresciuto notevolmente questo interesse sia in Italia che all’estero, interesse che il Monastero non sempre è riuscito a intercettare e che in molti casi ha portato e porta a tutt’oggi, ad una interpretazione non corretta del messaggio veronichiano.
Siamo consapevoli che la particolarità della sua esperienza mistica straordinaria e il fatto che lei abbia scritto 22.000 pagine di diario, siano un terreno fertile per qualsiasi genere di accostamento e interpretazione, ma il messaggio che lei ci ha lasciato va avvicinato con cautela e rigore.
Quando ci si accosta a una figura come quella di santa Veronica per presentarla al vasto pubblico, è necessario avere una profonda conoscenza della rivelazione cristiana e della storia della spiritualità. Veronica resta una donna e una santa del suo tempo e non può essere trapiantata nel nostro senza avere in mano le corrette chiavi di lettura per interpretare la sua vicenda umana e spirituale.
La Fondazione pertanto nasce a partire da questa responsabilità che la nostra comunità ha sempre sentito e coltivato fin dal 1978 quando è nato il Centro Studi Santa Veronica Giuliani che in collaborazione con il Monastero ha realizzato molto sotto questo punto di vista.
Oggi pertanto, si celebra un nuovo inizio che ha le sue radici in qualcosa che la comunità ha già costruito in passato, all’interno di una consapevolezza maturata negli anni e che oggi si è strutturata nel profilo di una Fondazione.
Ma questo perché, perché abbiamo scelto di creare un ente autonomo proprio perché accanto a questa responsabilità sentiamo anche il dovere di una restituzione.
Il nostro Monastero nasce nel 1643, grazie al lascito testamentario di Giovanni Antonio Faccioli; a quel tempo la città, già piena di presenza monastica e claustrale, non voleva un altro Monastero perché temeva di non riuscire a mantenere altre monache che vivevano di carità. La storia ci dice che invece fin dall’inizio la città ha accolto con “giubilo” l’entrata delle prime giovani “zitelle”.
Nei secoli tante donne di cui conosciamo solo il nome, hanno donato la loro vita tra queste mura, hanno tentato di vivere il Vangelo, lasciando tracce visibili del loro passaggio anche nei mattoni del nostro pavimento. Santa Veronica non è stata la sola a lasciare una traccia significativa.
Pur cambiando nei secoli i linguaggi interni e le forme di comunicazione esterne, la comunità ha sempre avuto la consapevolezza che il suo vivere insieme, in una fraternità che si costruisce e si ricostruisce continuamente a partire dalla liturgia e dalla sacra scrittura, era ed è per gli altri. La ruota del Monastero è stata sempre un luogo di ascolto del dolore, delle paure, della gioia delle persone.
Pertanto, questo luogo, queste pietre, sono anch’esse in qualche modo intrise di silenzio, di ascolto, di preghiera, di ricerca, di dubbi (anche nostri) di tanti fratelli e sorelle che ancora oggi bussano la nostra porta.
Negli ultimi anni, la nostra comunità ha vissuto una riduzione significativa di numero e il nostro immobile è diventato sempre più grande e in parte non utilizzato. In un tempo in cui si arrivava ad ospitare anche fino a 50 monache…
Quello che all’apparenza può sembrare un segno di morte, un impoverimento progressivo e a tratti forse inesorabile, ha rappresentato per la nostra comunità un passaggio creativo.
La storia che sembra sia sempre scritta solamente da noi, è attraversata dallo Spirito di Dio e non c’è nessuna situazione, per quanto dolorosa che non nasconda un germe di vita e opportunità di rinascita.
Alla luce di tutto questo e nel desiderio di dare una continuità creativa alla nostra missione di accoglienza e di ascolto in un tempo complesso anche per la vita monastica e gli ordini di antica tradizione, la comunità si è aperta ad un discernimento coraggioso che ha portato ad una rivisitazione in chiave evangelica del destino e dell’utilizzo dei nostri immobili.
All’apparenza essi parlano di un tempo e di un mondo che non esiste più, ma in realtà nascondono ancora una vita che desidera prendere forma forse in maniera diversa.
Ecco, la Fondazione è a servizio di questa rivisitazione che deve essere letta nella chiave della restituzione.
Se dal 1643 ad oggi c’è una comunità che ancora vive e prega è perché un territorio, tanti amici benefattori, non hanno mancato di dare il loro sostegno concreto. Ridonare spazi che attualmente non utilizziamo aprendoli affinché siano abitati dalla ricerca, dalle domande di sempre più uomini e donne viandanti in cerca di un senso, spazi abitati dal silenzio e dalla preghiera, spazi abitati dalla cultura e dalla memoria, spazi in cui imparare ad abitare le domande che molto spesso chiedono di essere tenute aperte…
Le ultime parole della Santa sono state: ho trovato l’Amore, l’Amore si è lasciato trovare. Questo per noi sorelle Cappuccine è un lascito, un testamento, un appello: la Santa pur con tutta la sua vita mistica straordinaria, solo pochi istanti prima di morire è stata sicura di aver trovato ciò che per tutta la vita aveva cercato. Abbiamo bisogno di tenere in vita dentro di noi questa ricerca e di condividerla.
Pertanto il vero patrimonio della Fondazione reso visibile e tangibile nella nuova sede inaugurata il 13 aprile 2026, è il patrimonio spirituale, intangibile in esso custodito e che deve circolare, un patrimonio delicatissimo e fragile che a partire da Santa Veronica Giuliani è stato custodito, mantenuto ed è arrivato fino a noi oggi e che fa bella non solo la chiesa e la nostra comunità, ma anche la città.
Abbiamo quindi in mano un grande dono e una grande responsabilità: custodire il tesoro che ci è stato donato perché questo luogo di pietra conservi la sua anima.
Inoltre, un’altra porta si è aperta sulla facciata del Monastero. C’è il portone della chiesa e della ruota ed ora questa porticina viene riaperta. Decidiamo quindi ancora una volta di aprire e di aprirci e attraverso la Fondazione, iniziare a comunicare anche con un altro linguaggio ma sempre a servizio dell’unica nostra missione.
Questa nuova apertura è un atto di fiducia e di speranza verso il nostro mondo tanto ferito ma che conserva intatta – anche se spesso offuscata - la bellezza con cui è stato creato e continua ad essere guardato da Dio. Questa porta che si apre è una nuova possibilità che stiamo dando a noi e a voi per sentirci ed essere insieme in viaggio nel cammino della vita.
Perché i cammini più belli e anche quelli più difficili si affrontano solo in compagnia!