Amazzonia

Il progetto Sorella Amazzonia

martedì 01 settembre 2026 Ivo Romano
Fr. Carlos Acácio Gonçalves Ferreira, dal Brasile ad Assisi e ritorno

Dare la vita a Dio significa anche dare la vita per la propria gente. È la cifra dei Cappuccini, dei frati del popolo come li definì Vincenzo Gioberti nel 1846, ed è anche la storia di fr. Carlos Acácio Gonçalves Ferreira. Originario di Salinópolis, città affacciata sull’Oceano Atlantico nello Stato del Pará, nel Nord del Brasile, fr. Acácio cresce in una famiglia numerosa di sei figli, immersa nella spiritualità francescana, nell’essenzialità della vita e nella ricchezza della fraternità. Un equilibrio sereno che viene presto spezzato: quando ha appena quattro anni, il padre muore a soli 36 anni a causa di una malattia incurabile.

Non ho mai visto mia madre lamentarsi o disperarsi – racconta fr. Acácio. È una donna che ha iniziato a lavorare e ci ha cresciuti in un clima di fede e di preghiera. Fin da bambino rimane affascinato dai frati cappuccini della sua parrocchia: uomini appassionati della missione, della gente, del popolo: A sei anni dissi a mia madre che da grande volevo essere come loro.

A quindici anni, pur amando il calcio e coltivando il sogno di una carriera giornalistica e di impegno politico, entra in seminario per diventare frate cappuccino. Come san Francesco, sceglie di spogliarsi di tutto per una ricchezza più grande: Anch’io – dice – volevo lasciare tutto, persino il virus del consumismo, per essere felice.

La sua vocazione lo porta in Italia, ad Assisi, un sogno allora inimmaginabile. Qui diventa parroco, primo rettore del Santuario della Spogliazione che custodisce le spoglie di san Carlo Acutis e direttore del MUMA, il museo dedicato ai frati cappuccini missionari in Amazzonia. Un viaggio di andata e ritorno: dopo quasi dieci anni ad Assisi, da tre anni è tornato missionario in Amazzonia, parroco a Benjamin Constant, nell’Alto Solimões, all’estremo confine del Rio delle Amazzoni, tra Brasile, Perù e Colombia, a una settimana di battello da Manaus.

Fr. Acácio vive oggi le stesse sfide sociali e ambientali che lo avevano spinto a diventare cappuccino, con la maturità di chi ha trovato una vita piena da mettere al servizio degli altri. Benjamin Constant è una città dove l’acqua è strada, il fiume è vita e isolamento insieme, bellezza e fatica. Le sfide sono enormi: povertà, malattie, traffico di droga, fragilità familiari, carenze sanitarie. La lebbra non è un ricordo del passato, ma una malattia che colpisce ancora, anche i bambini. La malattia mentale è una ferita aperta, la prevenzione quasi inesistente.

In questo contesto la Chiesa non può limitarsi alle parole: Gesù annunciava il Regno prendendosi cura, ricorda fr. Acácio. Prendersi cura significa curare i malati, accompagnare chi soffre, educare alla salute, sostenere le famiglie, creare spazi di vita per i giovani. L’oratorio, il campo sportivo, la parrocchia diventano così luoghi di salvezza concreta, alternative reali alla strada e alla disperazione.

Da questa visione nasce la campagna Sorella Amazzonia – un fiume di vita, un fiume di speranza, un progetto che unisce evangelizzazione e promozione umana, fede e scienza, missionari e medici. La cura della salute diventa annuncio del Vangelo, perché corpo e anima camminano insieme.

Nell’area dell’Alto Solimões la mortalità infantile supera i 40 casi ogni mille nati vivi, con cause legate soprattutto a malattie prevenibili come infezioni respiratorie, diarrea, malaria e dengue. Le distanze immense, l’isolamento geografico e la carenza di personale medico rendono l’accesso alle cure estremamente difficile, spesso possibile solo dopo ore di navigazione fluviale.

Il progetto Sorella Amazzonia rafforza queste azioni attraverso il potenziamento delle strutture sanitarie, programmi di prevenzione e vaccinazione, la creazione di farmacie comunitarie e l’introduzione della telemedicina, che consente consulti a distanza con specialisti. Elemento chiave dell’iniziativa è la collaborazione con l’Istituto Spallanzani di Roma, eccellenza italiana nel campo delle malattie infettive, per supporto scientifico, formazione e consulenza clinica. I costi del progetto sono sostenuti dalla Fondazione Assisi Missio ETS attraverso attività di fundraising (raccolta fondi).

Sostenere l’Amazzonia significa scegliere una Chiesa che non resta a guardare, ma viaggia lungo il fiume, entra nelle comunità, si fa prossima. Significa riconoscere, come san Francesco, che spogliarsi di qualcosa è il primo passo per donare vita. Fr. Acácio continua ad andare avanti in questo modo: con i piedi nel fango delle ramificate acque amazzoniche e il cuore radicato nel Vangelo, fratello tra i fratelli, missionario di speranza, custode di una terra che chiede di essere amata e curata.

Tratto dal mensile "Frate Indovino", n.09, 2026