"Un uomo per bene" un testo di Sergio Meda su Gino Bartali al Salone del libro di Torino

Gino Bartali, "Un uomo per bene" tra fede, sport e coraggio silenzioso.
Nei giorni in cui si corre la 109^ edizione del Giro d’Italia, a ottant'anni dalla sua terza e ultima vittoria della Corsa Rosa e in occasione dell’Anno Giubilare di San Francesco (800 anni dalla sua morte), il giornalista sportivo Sergio Meda restituisce al pubblico il volto più autentico di "Ginettaccio" nel libro “Un uomo per bene. Lo spirito carmelitano e francescano di Gino Bartali”. La prefazione è firmata dal grande campione del ciclismo italiano, Francesco Moser.
Il volume, in libreria dal prossimo 11 maggio per Edizioni Francescane Italiane, sarà presentato in anteprima nazionale al Salone Internazionale del Libro di Torino, venerdì 15 maggio, ore 15.30 – Stand Uelci Media CEI, Padiglione OVAL (V101/U102).
All’incontro interverranno l’autore Sergio Meda, Mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi negli anni in cui è stato aperto il Museo della Memoria di Assisi e il giornalista Riccardo Barlaam, che modererà il dialogo. In diretta streaming il videomessaggio di Francesco Moser.
Semplicità, umiltà, lealtà, sincerità, onestà, fede profonda. Sono questi cardini su cui Gino Bartali fonda la sua carriera sportiva e la sua vita. Nel racconto, emergono l’eredità carmelitana di Bartali e la sua azione francescana. «Il bene si fa, ma non si dice»: fedele a questo motto, Bartali scelse di essere un’umile "staffetta umanitaria" tra Firenze e Assisi durante la Seconda guerra mondiale. Tra il 1943 e il 1944, nascose nel telaio della sua bicicletta i documenti falsi necessari a salvare circa ottocento ebrei dalla deportazione, trasformando le sue pedalate in una missione di salvezza.
A completare questo ritratto umano, firmato da Sergio Meda, la prefazione di Francesco Moser, che ricorda Bartali non come un mito distante, ma come un esempio vivo e presente: «Bartali era un monumento, ma anche un esempio di umiltà e dedizione. Non diceva mai ‘ai miei tempi’, preferiva incoraggiare i giovani alla tenacia e al rispetto».
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