Maggio acquoso - mese dannoso
Atanasio nacque verso il 295 ad Alessandria d’Egitto, da genitori cristiani; compì gli studi in letteratura greca e in filosofia; fu discepolo di sant’Antonio abate; giovane si consacrò al servizio della Chiesa e a trent’anni divenne Patriarca di Alessandria d’Egitto, designato da Alessandro come suo successore. Da segretario del Patriarca Alessandro, Atanasio aveva partecipato al Concilio di Nicea, nel 325. In quegli anni, il sacerdote Ario, di Alessandria, andava affermando la sua teoria secondo cui il Verbo era di sostanza diversa da quella del Padre, semplice intermediario tra Dio e il mondo: questi negava il Mistero della Santissima Trinità. Atanasio lottò con fermezza contro l’eresia ariana, condannata a Nicea, dove venne sancita la divinità di Cristo. Egli difese l’ortodossia, la purezza della fede, tutta la sua vita, rimanendo solo e subendo continue avversità. Infatti, gli ariani perpetrarono tranelli contro Atanasio più e più volte, tanto che il Patriarca fu costretto in esilio ben sei volte. Egli si rifugiava nel deserto egiziano, presso i monaci solitari, che lo nascondevano agli ufficiali imperiali, riuscendo a sfuggire sempre alla cattura. Dal luogo di solitudine, egli continuò a governare la sua chiesa e scrisse i “Discorsi contro gli Ariani” e le 4 “Lettere a Serapione”, che gli hanno conquistato la gloria di “Dottore della Santissima Trinità”. Sotto l’imperatore Valente, riuscì a tornare nella sua città e vi rimase fino alla morte. Qui continuò a difendere il Simbolo niceno, che aveva proclamato la fede nella divinità di Cristo. Atanasio fu chiamato “padre dell’ortodossia”, e fu detto che in lui combatteva tutta la Chiesa.