
Il convento di Renacavata è l’icona delle origini dei Frati Minori Cappuccini e come primo convento dell’Ordine fu riconosciuto già nel secolo XVII. Ma la storia che conduce alla nascita della riforma cappuccina affonda le sue radici nell’esperienza di san Francesco d’Assisi e nel modo in cui la sua Regola venne interpretata dopo la sua morte.
La Regola, approvata da papa Onorio III nel 1223, non era stata concepita da Francesco come un semplice insieme di norme giuridiche, ma come l’espressione di un’autentica conversione al Vangelo. Per questo, nel suo Testamento, egli invitò i frati a viverne lo spirito senza ridurla a un codice di diritto. Al centro della sua intuizione erano l’umiltà, la fraternità, la povertà reale e la sequela di Cristo.
Con la rapida espansione dell’Ordine fin dal 1219, soprattutto dopo l’ingresso di numerosi ecclesiastici formati nelle università, emerse una diversa interpretazione della missione francescana. Per rispondere alle esigenze della predicazione, dello studio e del governo ecclesiale, si sviluppò una lettura giuridica della Regola, sostenuta anche dal papato. Nel 1230 Gregorio IX introdusse importanti modifiche disciplinari, distinguendo tra proprietà e uso dei beni, autorizzando privilegi e strumenti necessari all’attività apostolica e dichiarando privo di valore giuridico il Testamento di san Francesco.
Queste decisioni suscitarono la reazione di quei frati che avevano conosciuto direttamente Francesco o ne custodivano l’insegnamento. Essi continuarono a sostenere che la Regola dovesse essere vissuta secondo lo spirito del Vangelo e non interpretata principalmente come un testo giuridico. Nel corso dei secoli successivi il confronto tra queste due visioni attraversò l’intera storia dell’Ordine francescano, dando origine a tensioni, riforme e persecuzioni.

Nel XIV secolo la controversia sulla povertà evangelica si aggravò ulteriormente fino a coinvolgere il papato. Alcuni gruppi di frati, rimasti fedeli all’ideale della povertà reale e della vita semplice, furono perseguitati e costretti a vivere ai margini dell’Ordine ufficiale, mantenendo però viva la memoria dell’esperienza originaria di san Francesco.
Nel Quattrocento la cosiddetta Regolare Osservanza cercò di riformare l’Ordine attraverso una rigorosa osservanza giuridica della Regola, sostenuta dai papi e dai principi. Pur recuperando alcuni aspetti della vita francescana, essa privilegiò un modello che conciliava la povertà formale con una solida organizzazione istituzionale e un’intensa attività apostolica.
All’inizio del Cinquecento, tuttavia, continuavano a esistere all’interno dell’Ordine frati desiderosi di ritornare a una vita più vicina all’esperienza dei primi compagni di san Francesco: una fraternità povera, semplice, fondata sul lavoro manuale, sulla preghiera, sulla vicinanza alla gente e sulla fedeltà al Testamento del fondatore. La riforma imposta da papa Leone X nel 1517, che rese obbligatorio il modello della Regolare Osservanza, non riuscì a eliminare questa aspirazione. Al contrario, il desiderio di recuperare integralmente l’intuizione originaria di san Francesco continuò a crescere.
Pur sviluppandosi in tutte le Province dell’Ordine, fu proprio nelle Marche che questo cammino trovò il suo sbocco decisivo. A Camerino alcuni frati poterono finalmente dare vita, nel 1528, a una nuova riforma che intendeva recuperare lo spirito evangelico delle origini. Da quel piccolo convento ebbe inizio l’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, destinato nei secoli successivi a diffondersi in tutto il mondo.