Teatro - Arte che include

"I CARE – L'Odissea della Cura"

lunedì 31 agosto 2026
Quando il teatro diventa una chiamata alla responsabilità

Che cosa tiene insieme una comunità? Che cosa permette a una società di rimanere umana, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità? Sono domande profonde e attuali, alle quali prova a rispondere "I CARE – L'Odissea della Cura", uno spettacolo teatrale integrato accompagnato da musiche eseguite dal vivo che mette al centro il valore della cura come fondamento della convivenza civile.

L'opera rilegge in chiave contemporanea il celebre viaggio di Ulisse, trasformandolo in una metafora del nostro tempo. Non più l'eroe omerico alla ricerca della patria perduta, ma un cittadino e un lavoratore che attraversa le contraddizioni della società moderna, segnata da modelli economici che spesso privilegiano il profitto rispetto alle persone.

Un'Odissea tra welfare, fragilità e diritti

Nel racconto teatrale, Ulisse si confronta con un nuovo Polifemo: un gigante che vede il mondo attraverso l'unico occhio del rendimento economico e dell'efficienza. Deve poi resistere al canto ammaliante delle Sirene, simbolo delle promesse politiche prive di reale attenzione al bene comune, e agli inganni di Circe, figura che rappresenta quei sistemi capaci di trasformare la vocazione alla cura in semplice prestazione da sfruttare.

Al centro della scena emerge così una riflessione importante sulla condizione di operatori sociali, educatori, caregiver e di tutti coloro che quotidianamente si prendono cura degli altri. Una realtà spesso invisibile ma indispensabile, che rischia di essere ridotta a un insieme di numeri, procedure e prestazioni.

Penelope e il coraggio della resistenza quotidiana

Accanto a Ulisse, una figura assume un significato particolarmente attuale: Penelope. Il suo tessere e disfare la tela non è segno di attesa passiva né di rassegnazione. Diventa piuttosto un gesto di resistenza civile e politica.

Penelope rappresenta chi continua a credere che la cura non possa essere trasformata in una merce. Filo dopo filo, custodisce la speranza di una società fondata sulle relazioni, sulla solidarietà e sulla responsabilità reciproca. In un mondo che tende a misurare tutto in termini di produttività, il suo gesto ricorda che esistono valori che non possono essere quantificati.

"Io sono perché noi siamo"

Lo spettacolo culmina nella riscoperta dell'Ubuntu, l'antico principio africano che afferma: "Io sono perché noi siamo". Un'affermazione che richiama con forza la dimensione comunitaria dell'esistenza umana e trova una naturale consonanza con il celebre motto di don Lorenzo Milani, da cui l'opera prende il titolo: "I Care", cioè "Mi sta a cuore", "Mi riguarda". 

Un messaggio che oggi appare più attuale che mai. La cura non è infatti una questione riservata agli specialisti, ma una responsabilità condivisa che coinvolge ciascuno di noi. Dalla qualità delle relazioni dipende il volto della società che stiamo costruendo.

L'inclusione che sale sul palcoscenico

"I CARE – L'Odissea della Cura" segna inoltre il debutto ufficiale della Compagnia Integrata Artecheinclude, diretta artisticamente dall'omonima associazione. Una realtà nata dall'incontro tra persone con esperienze, competenze e percorsi differenti, unite dalla convinzione che l'arte possa diventare uno strumento di partecipazione e cambiamento.

Sul palco convivono attrici e attori, musicisti, educatrici e coordinatrici che mettono in comune il proprio talento e la propria umanità. La diversità non viene nascosta né considerata un limite, ma diventa una risorsa capace di generare bellezza, dialogo e creatività.

L'esperienza della compagnia testimonia concretamente come l'inclusione non sia soltanto un principio da affermare, ma una pratica da vivere. Ogni persona contribuisce con le proprie caratteristiche a costruire un racconto comune, dimostrando che la fragilità può trasformarsi in forza condivisa.

La cura come rivoluzione

La sceneggiatura trae ispirazione dal saggio "I Care. Curare e prendersi cura. La cura come rivoluzione politica in un mondo di solitudine" di Riccardo Sollini, direttore generale della Comunità di Capodarco dell'Umbria e responsabile delle politiche sociali della startup civica Base Italia.

Il cuore del messaggio è semplice e potente: il futuro appartiene a chi sceglie di prendersi cura. Non a chi accumula potere, ma a chi costruisce relazioni; non a chi alza muri, ma a chi tende la mano; non a chi considera la fragilità un peso, ma a chi la riconosce come parte della comune condizione umana.

In questo senso, "I CARE – L'Odissea della Cura" è molto più di uno spettacolo teatrale. È un invito a riscoprire il valore della prossimità, della solidarietà e della responsabilità reciproca. Un richiamo a ricordare che nessuno si salva da solo e che, come insegna l'Ubuntu, la nostra umanità si realizza pienamente soltanto nell'incontro con gli altri.