Solidarietà in azione: chi sostiene CaSa 33

Dietro ogni allenamento, ogni partita, ogni sorriso dei ragazzi di CaSa 33, c’è una rete invisibile fatta di persone che credono nella forza della solidarietà. Perché un progetto come questo non vive solo di palloni e magliette: vive di mani tese, di cuori aperti, di gesti concreti che fanno la differenza.
Tutto è iniziato con Don Marco, il parroco di Montecchio, che ha aperto le porte del suo campetto. Senza di lui, il sogno di Alex sarebbe rimasto chiuso in un cassetto. Poi sono arrivati i primi benefattori: chi ha donato palloni usati, chi ha regalato divise consunte ma ancora buone, chi ha offerto un paio di scarpe a un ragazzo che non ne aveva. Piccoli gesti che hanno acceso grandi speranze.
Non sono mancati momenti commoventi. Come quella sera in cui un portiere professionista si è presentato al campo con la sua fidanzata e ha consegnato i guantoni al nostro Elio, che fino ad allora parava a mani nude. O quando un imprenditore locale ha deciso di finanziare la stampa delle magliette con il logo della squadra, perché «questi ragazzi meritano di sentirsi parte di qualcosa».
La solidarietà ha preso mille forme: chi ha offerto un passaggio in auto per portare i ragazzi agli allenamenti, chi ha cucinato per loro dopo una partita, chi ha messo a disposizione tempo e competenze per insegnare l’italiano. Perché CaSa 33 non è solo calcio: è integrazione, educazione, vita. E senza questa rete di sostegno, nulla sarebbe stato possibile.
Ma la strada è ancora lunga. Le spese sono tante: iscrizioni ai campionati, visite mediche, trasporti, attrezzature. Ogni settimana è una sfida per garantire ai ragazzi la possibilità di continuare a giocare, a crescere, a sognare. Ecco perché abbiamo bisogno di te. Perché ogni contributo, piccolo o grande, è un tassello che costruisce futuro.