CaSa33

Il pallone che unisce: il calcio come ponte tra culture

venerdì 02 gennaio 2026
Quando lo sport diventa linguaggio universale e antidoto alla solitudine

Non serve parlare la stessa lingua per capirsi. Basta un pallone che rotola sul prato e ventidue ragazzi che lo inseguono con il cuore in gola. È questa la magia che accade ogni giorno sul campo di Montecchio, dove la squadra CaSa 33 trasforma il calcio in un ponte tra mondi lontani.

I protagonisti vengono da storie diverse: Mali, Marocco, Albania, Macedonia, Sicilia. Alcuni hanno attraversato il mare, altri hanno lasciato alle spalle montagne e deserti. Tutti portano con sé cicatrici invisibili: la nostalgia di casa, la fatica di integrarsi, la paura di non farcela. Ma quando il fischio dell’allenatore rompe il silenzio, quelle ferite sembrano rimarginarsi. Perché il calcio non chiede documenti, non giudica il colore della pelle, non conosce confini.

Sul campo non ci sono stranieri, solo compagni. Un passaggio, un sorriso, un abbraccio dopo un goal: gesti semplici che valgono più di mille parole. È il linguaggio universale dello sport, capace di abbattere barriere che sembravano insormontabili. Qui, un ragazzo che non sa dire “buongiorno” in italiano impara a dire “grazie” con un assist perfetto. Qui, chi ha conosciuto solo diffidenza scopre la fiducia negli occhi di un compagno che lo chiama per nome.

Ma CaSa 33 non è solo calcio. È educazione alla vita. È insegnare che il rispetto delle regole in campo è il primo passo per rispettarle fuori. È imparare che la vittoria più grande non è segnare un goal, ma sentirsi parte di qualcosa. Per molti di questi ragazzi, la squadra è la prima vera famiglia in Italia. Un luogo dove nessuno è escluso, dove ogni differenza diventa ricchezza.

Eppure, dietro questa favola ci sono sfide enormi: mancano divise, palloni, scarpe. Mancano mezzi per portare i ragazzi agli allenamenti. Mancano risorse per continuare a scrivere questa storia. Ma non manca la voglia di lottare, di credere che l’integrazione non sia un’utopia, ma un campo verde dove tutti possono correre insieme.