Frate Indovino a sostegno dei bambini della Casa della Pace in Benin
la Maison de la Paix Saint-François d’Assise di Tourou, una casa fondata per offrire protezione e amore a quei piccoli che, a causa di antiche superstizioni, vengono etichettati come “enfants sorciers”, “bambini stregoni”.
In alcune zone del Paese, infatti, eventi del tutto naturali – come una nascita podalica, i primi dentini che spuntano dall’alto, o la morte di un genitore durante il parto – vengono interpretati come segni di maleficio. È così che bambini innocenti diventano oggetto di paura, rifiuto e discriminazione. Le religiose che li accolgono lo ribadiscono con semplicità e fermezza: nessun bambino nasce con spiriti malvagi; ogni vita è un dono prezioso di Dio.
La Maison de la Paix, creata nel novembre 2022 dall’ONG francescana Bénin e inaugurata nel febbraio 2025, ha iniziato la sua missione accogliendo i primi bambini già nel novembre 2024. Oggi ospita ventisei piccoli, un numero volutamente contenuto per garantire a ciascuno un accompagnamento personale, una presenza attenta, un clima davvero familiare. Qui, nessuno viene definito in base a superstizioni: qui ci sono soltanto bambini, con le loro fragilità, i loro sorrisi, le loro paure e la loro grande capacità di rinascere.
La vita quotidiana nella casa si svolge con un ritmo semplice e sereno. Le suore si prendono cura del cammino scolastico dei bambini, aiutandoli a recuperare lacune spesso profonde. All’inizio molti arrivano con un livello di istruzione molto basso, ma grazie al lavoro paziente delle educatrici, i progressi si vedono presto: i più piccoli imparano a leggere e scrivere, i più grandi ritrovano il gusto dello studio e della partecipazione.
Accanto allo studio c’è il lavoro delle mani, così tipico della pedagogia francescana. Ogni bambino partecipa alle attività dell’orto: si coltivano pomodori, verdure locali e altri piccoli prodotti che contribuiscono all’alimentazione del centro. L’orto diventa così una piccola scuola di vita: insegna a prendersi cura di qualcosa, ad attendere con pazienza, a gioire quando una piantina fiorisce. Lo stesso succede con l’allevamento, iniziato quasi per gioco con cinque polli e oggi cresciuto fino a includere una cinquantina di animali tra pollame, capre e pecore. Per i bambini è un modo per imparare competenze utili e allo stesso tempo comprendere il valore del lavoro quotidiano.
Non manca poi l’attenzione alla salute: il centro collabora con le strutture sanitarie di Tourou e di Parakou per garantire controlli regolari, vaccinazioni, cure per le malattie stagionali e un monitoraggio costante di ogni bambino. È un impegno grande, che le suore vivono con cura materna.
Una parte importante del percorso riguarda anche la dimensione emotiva. Molti dei bambini accolti portano con sé traumi profondi: rifiuto familiare, violenze, paura. Le attività psicosociali – giochi, momenti di condivisione, discussioni guidate – aiutano i piccoli a esprimersi, a ricucire le loro ferite interiori, a ritrovare la fiducia negli altri e in sé stessi. Con il passare dei mesi, comportamenti violenti o aggressivi, molto diffusi all’inizio, si attenuano sensibilmente, segno che la serenità ritrovata comincia a germogliare nei loro cuori.
Uno dei compiti più delicati è quello del reinserimento familiare. Spesso i genitori, influenzati da credenze radicate, non accettano facilmente il ritorno dei figli. Le suore e l’équipe lavorano con pazienza per sensibilizzare le famiglie, aiutarle a comprendere la dignità dei loro bambini e favorire una graduale riapertura dei legami. Non sempre è semplice: la strada dell’amore richiede tempo, energia e una grande capacità di ascolto.
Il centro affronta diverse difficoltà, sia economiche sia logistiche. La strada di accesso è dissestata e non mancano incomprensioni da parte della popolazione, che talvolta crede che il centro possa accogliere liberamente chiunque o che non abbia bisogno di sostegno economico. In realtà, la Maison vive grazie alla generosità di tanti e porta avanti con fatica un’opera che richiede mezzi, risorse e costante impegno.
Nonostante le sfide, lo spirito che si respira nella casa è quello tipico della famiglia francescana: semplicità, gioia e fraternità. Bambini che un tempo erano rifiutati e temuti oggi corrono felici nell’orto, studiano con entusiasmo, giocano insieme e guardano al futuro con nuova speranza. Alcuni genitori raccontano che i loro figli, una volta chiamati a tornare a casa, preferirebbero restare lì: segno che hanno trovato un luogo dove si sentono amati.
La Maison de la Paix non intende fermarsi. Si sogna la costruzione di una scuola aperta anche alla comunità, un centro di salute più attrezzato e un potenziamento del giardino per migliorare l’autosufficienza alimentare. Progetti ambiziosi, ma animati da un desiderio profondo: restituire ai bambini la gioia di vivere e la certezza di valere.
Il video si chiude con un canto che invita a prenderci cura gli uni degli altri, così come Dio si prende cura di ciascuno di noi. È il filo rosso che attraversa tutta l’opera della Maison de la Paix: un luogo dove la tenerezza ricostruisce vite ferite e dove ogni bambino scopre di essere, semplicemente, amato.