Gocce di solidarietà

Alla scoperta della Chiesa in Mongolia

martedì 17 marzo 2026
Ad 800 anni dalla missione di fra Giovanni da Pian del Carpine, un viaggio in Mongolia racconta la giovane presenza cattolica tra memoria storica, opere sociali e dialogo.

Esistono luoghi sulla Terra dove il Cristo ancora non è stato annunciato, o dove il suo annuncio, fatto alcuni secoli addietro, ha bisogno di essere rinnovato. Così è della Mongolia, che nel 1246 vide l’arrivo di un francescano, Fra Giovanni da Pian del Carpine, che incontrò il Grand Khan, recando all’imperatore mongolo una lettera di papa Innocenzo IV. Raggiunse l'accampamento imperiale di Sira Orda (nei pressi della capitale Kharakhorum) il 22 luglio 1246. Partito da Lione nella primavera del 1245, compì gran parte del tragitto insieme a un altro frate francescano, Benedetto Polacco, che gli fece da interprete e testimone. Pochi giorni dopo il loro arrivo, i due frati assistettero all'incoronazione del nuovo Gran Khan, Güyük (nipote di Gengis Khan), avvenuta il 24 agosto 1246, e vennero ricevuti ufficialmente in udienza. Al suo ritorno in Europa nel 1247, Fra Giovanni scrisse la celebre Historia Mongalorum, il primo straordinario trattato occidentale che descriveva con precisione scientifica la cultura, le usanze, la storia e le tattiche militari di quel popolo fino ad allora sconosciuto.

È con una certa impressione che, nel museo storico dell’antica capitale Kharakhorum, fondata da Gengis Khan e oggi chiamata Kharkhorin, fra Carlo Maria Chistolini – inviato in Mongolia dalla Provincia dell’Immacolata Concezione, accompagnato da Paolo Friso e Michele Zanzucchi di Frate Indovino – ha potuto ammirare una copia della missiva papale, conservata negli Archivi Vaticani.

Ad accogliere la nostra piccola delegazione, c’era il card. Giorgio Marengo, che ha ospitato i tre viaggiatori nella Casa della Prefettura apostolica di Ulaanbaatar, la capitale. I cattolici, arrivati in Mongolia dopo la fine del comunismo, cioè nel 1992, sono circa millesettecento, anche se l’alone di influenza della Chiesa cattolica è più vasto.

A Ulaanbaatar, oltre alla visita alla cattedrale costruita da mons. Padilla, missionario CICM, primo vescovo della città, e alla missione salesiana, si è partecipato ad alcuni eventi significativi: la fine dell’anno scolastico al Rainbow Center, struttura gestita dalle suore CICM dedicata all’accoglienza di ragazzi con disabilità mentali; la festa per i due anni della Casa della misericordia gestita dalla Caritas, che offre assistenza ai bisognosi, oltre che avere varie iniziative di promozione umana; e un appuntamento di dialogo interreligioso, con la partecipazione alla festa del Vesak – che ricorda assieme la nascita, l’illuminazione e il raggiungimento del Nirvana di Buddha –, nel tempio principale del buddhismo mongolo di tradizione tibetana.

 

In dieci giorni la nostra delegazione ha potuto conoscere di persona alcune comunità e iniziative della Chiesa cattolica: a nord, a Erdenet, città costruita nel tempo filo-sovietico, appena cinquant’anni fa, lavora una comunità dei missionari CIM, con un grande asilo e una parrocchia. Non lontano da lì, a Darkhan, città industriale, la delegazione ha potuto incontrare sia la comunità salesiana, con la parrocchia, il centro giovanile e il doposcuola, sia la comunità delle suore di Madre Teresa di Calcutta, impegnata tra l’altro nell’accoglienza di un gruppo di uomini che soffrono di alcolismo.

A Ulaanbaatar, oltre alla visita alla cattedrale costruita da mons. Padilla, missionario CICM, primo vescovo della città, e alla missione salesiana, si è partecipato ad alcuni eventi significativi: la fine dell’anno scolastico al Rainbow Center, struttura gestita dalle suore CICM dedicata all’accoglienza di ragazzi con disabilità mentali; la festa per i due anni della Casa della misericordia gestita dalla Caritas, che offre assistenza ai bisognosi, oltre che avere varie iniziative di promozione umana; e un appuntamento di dialogo interreligioso, con la partecipazione alla festa del Vesak – che ricorda assieme la nascita, l’illuminazione e il raggiungimento del Nirvana di Buddha –, nel tempio principale del buddhismo mongolo di tradizione tibetana.

 

Tappa anche a sud, ad Arvaikheer, presso la missione dei padri e delle suore della Consolata, che gestiscono la parrocchia locale situata in una ger, la tenda circolare in lana infeltrita tipica della Mongolia, con un doposcuola, un sistema di docce per chi non può permettersela, un laboratorio di oggetti artigianali.

Alcune visite più a carattere culturale, hanno permesso di capire quanto sia importante, per ogni opera di evangelizzazione che voglia essere efficace e adatta all’ambiente, conoscere la ricchissima cultura mongola che, tra l’altro, è riuscita ad esprimere un impero, fondato da Gengis Khan, che non ha più avuto eguali come estensione continuativa al mondo.

Tanti quindi sono stati gli spunti raccolti nel corso di questo viaggio, 800 anni dopo fr. Giovanni che, nel 1246, partendo da Pian del Carpine, località che dista pochi chilometri dalla sede delle nostre Edizioni, è stato il primo a portare il Vangelo in Mongolia. A noi ora spetta attualizzarne la missione.