CaSa33

Dal sogno al campo: la nascita di CaSa 33

venerdì 02 gennaio 2026
Quando un’idea diventa speranza per chi non ha nulla

In una torrida estate pesarese, tra il silenzio delle strade e il fruscio dell’erba alta sui campi abbandonati, nasce un sogno. Alex, ventidue anni, spalle larghe e cuore immenso, decide che il calcio può essere molto più di un gioco: può diventare un’ancora di salvezza per chi vive ai margini. Non cerca gloria personale, ma un’opportunità per ragazzi che hanno conosciuto solo porte chiuse e sguardi diffidenti.

L’idea è semplice e rivoluzionaria: creare una squadra di calcio formata da giovani immigrati ed emarginati, offrendo loro non solo un pallone, ma un posto nel mondo. Un progetto che prende il nome di CaSa 33, ispirato a Carlo Acutis, il giovane beato che ha fatto della vita un inno alla speranza e a Sara un’amica cara.

Ma trasformare un sogno in realtà non è mai facile. Servono un campo, attrezzature, divise, e soprattutto fiducia. Alex inizia a bussare alle porte: parrocchie, comuni, amici. Molti sorridono increduli, altri lo incoraggiano. Poi arriva la svolta: Don Marco, il parroco di Montecchio, apre le porte del suo campetto. È il primo raggio di luce.

Da quel momento, tutto cambia. Attraverso i social, Alex lancia un appello e in pochi giorni raduna una trentina di ragazzi. Vengono dal Mali, dal Marocco, dall’Albania, dalla Sicilia. Ognuno porta con sé una storia di fatica e speranza. Alcuni non hanno nemmeno le scarpe per giocare, altri parlano a stento l’italiano. Ma quando il pallone rotola sul prato, le differenze svaniscono: il calcio diventa linguaggio universale.

Le prime serate di allenamento sono un miscuglio di emozioni: sorrisi timidi, abbracci improvvisati, corse sfrenate dietro a un pallone consunto. Non ci sono sponsor, non ci sono tribune gremite. Solo un gruppo di ragazzi che prova a credere di nuovo nella vita.

Oggi CaSa 33 è molto più di una squadra: è una famiglia. È il simbolo di come la solidarietà possa trasformare il destino di chi non ha nulla. Ma per continuare a scrivere questa storia servono mani tese, cuori aperti e risorse concrete. Perché dietro ogni maglia c’è un ragazzo che lotta per il suo futuro.