Caritas

Le fattorie in città. Un’opportunità per grandi e piccini

giovedì 16 gennaio 2025 di Chiara Andreola
Sempre più diffuse le realtà che portano in un contesto urbano orti, animali da cortile e quant’altro, a scopo educativo e ricreativo

Fattorie didattiche, oasi biodidattiche… chiamatele come più vi piace, ma in ogni caso si tratta di spazi verdi, situati nelle città o nelle zone rurali limitrofe, pensati per dare servizi educativi e ricreativi – rivolti in gran parte a bambini e scuole, ma anche ad adulti – tramite il contatto diretto con piante e animali. In un mondo in cui molti bambini, specie nelle città, non hanno mai avuto modo di vedere e toccare con mano piante e animali, e di rendersi conto da dove arriva ciò che mangiano, è facile capire l’importanza di luoghi come questi. Ufficialmente queste fattorie urbane accreditate in Italia sono circa 3 mila, ma il loro numero cresce rapidamente. La loro origine è da rintracciare all’inizio del Novecento negli USA e in Nord Europa, nelle periferie dei centri urbani; la prima fattoria propriamente cittadina è nata nel 1972 a Londra, nell’ambito di un movimento di recupero delle aree abbandonate e degradate della metropoli. In Italia il primo gruppo permanente di fattorie didattiche è stato creato nel 1997.

Tra le più recenti City Farm italiane c’è quella inaugurata a novembre scorso nell’area verde delle Edizioni Frate Indovino a Perugia, parte del progetto CEI 8xmille “Semi di Ca­rità” promosso da Caritas diocesana Perugia-Città della Pieve, e realizzata dall’Ente Fondazione di Carità San Lorenzo. Que­sta fattoria urbana viene definita come “laborato­rio di ecologia integrale” e prevede diversi percorsi di educazione ambientale rivolti a bambini e ragazzi per promuovere compor­tamenti responsabili verso il Creato, partendo dalla lettura di libri illustrati a tema. Si va dai laboratori didattici sulla coltivazio­ne sostenibile di ortaggi e piante officinali alle visite guidate alla fattoria per co­noscere gli animali (capre, galline, pecore), dalle atti­vità pratiche per imparare a ridurre i rifiuti e riciclare, compostare e riutilizzare i materiali alla land art, la realizzazione di manufatti artistici con acqua, terra e altri materiali. La City Farm dispone poi di un forno a legna in muratura, utilizzato per i laborato­ri di panificazione, dove i bambini possono scoprire il valore del grano e del­la farina, manipolarla, far lievitare l’impasto, e infine cuocere il pane da portare a casa. Il tutto con un ap­proccio volto a valorizzare le relazioni, sia interper­sonali che con l’ambiente. Non mancano nemmeno gli incontri di pet therapy, letteralmente di “terapia con gli animali da compa­gnia”, per persone con di­sabilità: sono infatti nume­rosi i benefici del contatto con gli animali riconosciu­ti per diverse patologie.

“L’idea nasce dal voler dare ai bambini la possibilità di vedere, anche in ambiente urbano, ciò che la natu­ra offre – spiega Simona Bianconi, educatrice, del­la Fondazione –; così da restituire loro, tramite un approccio di outdoor edu­cation (istruzione all’a­ria aperta) la dimensione del rispetto dell’ambiente. Ci siamo ispirati in que­sto sia alla Laudato si’ che agli Obiettivi 2030 delle Nazioni Unite: salute e benessere, istruzione di qualità, lavoro dignitoso, città e comunità sostenibi­li, consumo e produzione responsabili, lotta al cam­biamento climatico”.

tratto dal mensile "Frate Indovino", n.1, 2025