Interviste

Giulio Cesareo e quell’inizio di paradiso

giovedì 05 febbraio 2026
Direttore dell’Uff. Comunicazione del Sacro Convento di Assisi e autore di un testo che punta alla riscoperta del tema della fraternità.

Fa davvero piacere, nella rincorsa alla pubblicazione corposa, voluminosa a tutti i costi, leggere un testo agile e concentrato, che fa il suo senza eccedere o cadere nel ridondante. È il caso del bel libro di padre Giulio Cesareo, attuale Direttore dell’Ufficio Comunicazione del Sacro Convento di Assisi, che sceglie la via della misura, intesa come senso delle proporzioni, del dire senza compiacimento, del comunicare per donare l’essenziale, in un mondo che si perde, ­non troppo, nel superfluo. Anche nel caso di san Francesco.

ACCOGLIERE L’AMORE Il pensiero di Cesareo risplende e si struttura attorno a tre parole che si alternano, intrecciano, fondono: battesimo, resurrezione e fraternità. Tre concetti cardine che avvicinano il Santo di Assisi a ciascuno di noi rendendolo appunto maestro, cioè esempio da seguire, ma allo stesso tempo fratello vicino, uomo prossimo. Il grande dono di Dio a Francesco – scrive padre Giulio – e in lui a tutti noi, è proprio il fatto che nel santo di Assisi risplende il “battesimo”. […] In quest’uomo, uno di noi, si manifesta Cristo, cioè l’Amore fatto carne. E questa è la vera e unica vocazione che riguarda tutti i battezzati: permettere a Dio di amarci e salvarci, non attraverso le nostre opere, ma proprio accogliendo il dono del Suo amore nella nostra carne.

SINCERA AMMIRAZIONE Dedicato al Francesco figlio, il libro ha uno slancio energico e fresco sin dalla prima pagina. Un ‑lo costante di ammirazione – sincera e non di circostanza – pervade il saggio rendendolo “solare”, limpido nella narrazione. Centrale, infatti, il richiamo alla felicità, alla “povertà nella gioia”. San Francesco è uomo di pace e di letizia. Di uomini così ne nasce uno ogni mille anni – scrive Cazzullo.

FRATERNITÀ Posto d’onore spetta alla parola fraternità, che “danza” all’interno del testo segnandone la melodia interna, il timbro. Per padre Giulio Cesareo essa esiste e resiste nei secoli perché illuminata dalla resurrezione di Cristo. Possiamo dirci fratelli perché Cristo è risorto per noi amandoci e donandoci il suo amore. Ma Francesco è di più: non è solo fratello in quanto rivestito della luce del Risorto, ma è egli stesso prova del Risorto. La vita di San Francesco è davvero un dono, perché espressione quasi inequivocabile della presenza del Risor[1]to nella storia: una presenza che non migliora il mondo, non ne elimina le contraddizioni o i problemi, ma che […] risplende come amore, perdo[1]no, nuove opportunità di amicizia, comunione e – per dirla in termini francescani – fraternità. Con Francesco abbiamo la prova che seguire Cristo è possibile, è vero.

PARADISO Francesco d’Assisi, per Cesareo, con la sua vita plasmata dal Risorto è un’anticipazione sublime e umanissima dell’Amore più alto, del regno della luce piena. Penso non ci sia definizione più bella per il Santo di Assisi: Francesco – scrive Cesareo – è inizio del paradiso: Cristo in mezzo a noi. Diviso in otto piccoli capitoli, il libro si lascia leggere con facilità, senza mai appesantire l’interesse. Un testo o per il cuore, la mente e l’anima, che non tralascia la piacevolezza linguistica

Intervista tratta dal Mensile di "Frate Indovino", n.2, 2026