Il punto

L’uomo nella rete

venerdì 02 ottobre 2026 di Filippa Dolce
La sfida di custodire libertà, relazioni e capacità di ascolto nell’era digitale

Da tempo il rapporto tra l’uomo e il mondo digitale è al centro del dibattito. La medicina osserva gli effetti dell’iperconnessione sulle capacità cognitive, educatori e psicologi si interrogano sull’impatto dei dispositivi nelle relazioni, mentre le istituzioni europee chiedono maggiori garanzie per la tutela dei minori. Anche papa Leone XIV ha scelto di affrontare questo tema rivolgendosi direttamente ai giovani.

La voce del Papa

Usate i social media e l’intelligenza artificiale con moderazione e disciplina, perché possono proiettarci in un mondo irreale, in cui l’effimero, le mere apparenze e l’inganno finiscono per prendere il posto dei veri valori e di ciò che conta davvero. Le parole pronunciate dal Pontefice durante il Festival Halleluya, in Brasile, non sono un invito a diffidare della tecnologia né una condanna dei social network.

Sono piuttosto un richiamo al discernimento, alla responsabilità e alla libertà con cui scegliamo di abitare gli strumenti che ogni giorno accompagnano il nostro lavoro, le relazioni, l’informazione e il tempo libero. In estrema sintesi, papa Leone pone una domanda che oggi attraversa il dibattito pubblico: quale rapporto stiamo costruendo con tecnologie che sono ormai parte della nostra vita quotidiana?

Ultimi aggiornamenti

Un primo ambito di riflessione riguarda la famiglia. Educatori e psicologi osservano come la presenza costante degli schermi stia modificando le dinamiche della vita quotidiana. L’educazione digitale nasce anzitutto dall’esempio degli adulti, che rappresentano i primi modelli di comportamento per i più giovani. Lo psicoterapeuta Matteo Lancini ricorda che nessun divieto può sostituire la relazione educativa e il compito di accompagnare bambini e adolescenti nell’uso consapevole delle tecnologie. La ricerca scientifica, intanto, richiama l’attenzione sugli effetti dell’iperconnessione. Tra i temi emersi recentemente c’è il brain fog (nebbia mentale), espressione che descrive un affaticamento cerebrale caratterizzato da difficolta di concentrazione, memoria e lucidità. Pur avendo cause molteplici, il continuo passaggio da uno stimolo digitale all’altro sembra rendere sempre più difficile mantenere l’attenzione. Sempre più spesso l’uso compulsivo dei social network non viene considerato una semplice difficolta individuale, ma un fenomeno complesso che incide sul benessere psicologico, sulla qualità delle relazioni sociali e sui processi educativi. Parallelamente cresce il confronto sul ruolo delle piattaforme. Le iniziative della Commissione europea nei confronti di alcuni social network, con particolare attenzione alla tutela dei minori, mostrano come il dibattito non riguardi esclusivamente i comportamenti degli utenti, ma anche la responsabilità di chi progetta ambienti digitali capaci di orientare tempi di permanenza, abitudini e modalità di interazione.

 

Tratto dal mensile "Frate Indovino", n.10 ottobre 2026