Centenari francescani

San Francesco dei frati cappuccini

mercoledì 04 febbraio 2026 di fr. Pietro Maranesi
Una storia che ha quasi 5 secoli

La storia di frate Francesco, divenuto poi san Francesco, è come quella di un seme che ha dato vita ad un grande albero con tanti rami. I suoi sviluppi però furono spesso impegnativi e a volte turbolenti. Lungo la storia infatti i frati sentirono la difficoltà ma anche la necessità di porre in continuità due elementi apparentemente opposti: fedeltà all’eredità minoritica lasciata da Francesco e adeguamento alle nuove esigenze poste dai cambiamenti storici. Ottocento anni sono passati dalla morte di Francesco, ma la sua vita è restata “viva” dando origine da una miriadi di riforme, frutti diversi e pluriformi della forza della sua santità e dell’impegno appassionato vissuto dai frati.

È bello allora pensare che tra due anni si celebrerà il quinto centenario di fondazione dei frati minori cappuccini, una delle grandi riforme dell’Ordine francescano. Nel 1528 due frati marchigiani, i fratelli Ludovico e Raffaele della nobile famiglia Tenaglia di Fossombrone, dopo essere usciti dai frati minori osservanti, ottennero il riconoscimento giuridico da parte della Chiesa che concesse loro di condurre vita eremitica. Il nome di “cappuccini” sarà dato dalla gente a motivo del cappuccio quadrato che avevano nell’abito.

Con il loro stile di vita i primi frati vollero recuperare in particolare due aspetti della vita di San Francesco dimenticati, secondo loro, dalla riforma osservante: la dimensione contemplativa e dunque eremitica, e la presenza semplice, povera e popolare tra la gente. La sintesi fu trovata nello stile abitativo dei loro conventi. Oltre ad essere piccoli e poveri, questi erano collocati ai margini delle città, ad una distanza tale da permettere ai frati di vivere una forma di eremitismo dedito alla preghiera e al contempo di essere subito presenti tra la gente mediante la predicazione e l’incontro con i poveri.

 

 

Ben presto divennero “i frati del popolo”, coloro cioè che, rifiutando ogni forma di potere e di prestigio, condividevano la sorte della gente umile, entrando nelle loro case per portare una parola di pace e bene. Le pagine che Manzoni ha dedicato ai cappuccini costituiscono la migliore e più efficace rappresentazione dello stile di vita dei cappuccini.

Oggi, la realtà di vita dell’Ordine è segnata, come sta avvenendo anche per le altre esperienze di vita non solo francescana ma religiosa in genere, dalla diminuzione del numero dei frati e dunque dalla fatica di mantenere le loro presenze sul territorio. Nonostante ciò molti dei luoghi cappuccini conservano la loro caratteristica di semplicità e modestia, restando spazi di spiritualità in cui l’anima contemplativa di Francesco di Assisi si unisce al suo desiderio di vicinanza alla gente, per offrire e testimoniare a tutti quel saluto di bene che il Santo aveva ricevuto in rivelazione da Dio e consegnato ai suoi frati: “Il Signore vi dia pace”.

I frati cappuccini, nonostante le difficoltà ma forti della loro storia, vogliono essere ancora quella presenza francescana che ricordi alla gente la semplicità e l’umiltà del Vangelo, riproponendo così nel loro modo di vivere fraterno e di andare per il mondo la forma di vita assunta da Gesù, ed essere per tutti così motivo di speranza e di consolazione. 

 

Tratto da "La Voce", 23 gennaio 2026