Essere francescani
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Sta iniziando l’anno in cui ricordiamo l’ottocentesimo anniversario dalla morte di san Francesco d’Assisi. È un momento importante per la chiesa e in particolare per la Famiglia Francescana intera. Il pericolo è quello di limitarsi ad un semplice ricordo o alla celebrazione di un grande santo.
Credo invece che questo tempo di memoria e di festa possa essere una grande occasione per domandarci, e quindi capire e vivere, cosa significhi essere francescani, e ancora di più francescani laici, nel mondo di oggi. Il mondo, la strada, la storia quotidiana, ci offrono continuamente occasioni per fare verifica e revisione di una vocazione meravigliosa, nata proprio dall’intuizione e dall’esperienza eccezionale dello stesso Francesco. Oggi più che mai la proposta francescana può dire qualcosa di importante agli uomini e le donne dei nostri tempi.
La Regola dell’Ordine Francescano Secolare richiama in maniera decisa alla testimonianza costante negli ambienti della vita quotidiana, famiglia, lavoro, vita sociale, giustizia, parrocchia, casa comune. Sarebbe troppo semplice e forse anche sterile, limitare l’esperienza della fraternità secolare al solo ritrovo in ambienti protetti, dentro i conventi, al riparo dalle sfide e dalle domande che oggi chiedono una risposta forte.
È forse semplice riconoscere il volto di Gesù nei colleghi di lavoro?
È naturale scegliere il bene comune piuttosto che il bene personale?
È possibile spendere del tempo per gli ultimi nelle nostre comunità?
È possibile occuparsi della casa comune quando occuparsi di politica vuol dire per molti fare i propri interessi?
Eppure, queste sono le scelte a cui i Francescani Secolari di oggi sono chiamati. Non avrebbe infatti alcun senso raccontare il bene ed il bello di Francesco, lo stesso abbraccio al lebbroso, senza avere il coraggio di riconoscere e raccontare il bene ed il bello che può essere e fare ciascuno di noi, senza abbracciare il lebbroso di oggi. Non ci è chiesto di essere Francesco, piuttosto di provare a dire, come Francesco, la gioia di un incontro che cambia la vita, quello con Gesù. Ci è chiesto di compiere, ciascuno per quanto è e può, piccoli passi possibili, ogni giorno, per cambiare un pezzo di mondo e testimoniare che essere fratelli è possibile.
Non so se cambieremo così la vita di qualcuno, certamente cambieremo la nostra, certamente potremo gridare la gioia di una vita piena, certamente lasceremo un mondo migliore a chi verrà dopo di noi. In fin dei conti per essere francescani non servono grandi discorsi o capacità, basta scoprirsi fratelli di tutti. Solo così si potranno incontrare gli ultimi, abbracciare i lebbrosi, fare scelte quotidiane coraggiose. La fraternità è appunto lo strumento e il sostegno per condividere, incoraggiare e sostenere questi passi.
Tratto dal Mensile "Frate Indovino" gennaio 2026