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Frate Indovino

Verso il 4 ottobre

Francesco dal Sultano e fu l’inizio del dialogo

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Cristianesimo e Islam, 800 anni or sono si accendeva la prima fiamma

Sono da ricordare l’incontro ad Abu Dhabi di Papa Francesco con il Grande Imam di Al-Ayhar Ahmad Al-Tayyeb, coronato con il documento comune sulla Fratellanza umana (cfr. Frate Indovino, marzo 2019) e la visita di Papa Francesco in Marocco il 30 e 31 marzo scorsi. Ad Assisi la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha passato il testimone della Lampada della Pace al re di Giordania, Abd Allah II, presente con la regina Rania. Il re di Giordania è stato salutato dalla Merkel come “un vero ambasciatore mondiale della pace”, cui è andato il riconoscimento “per la sua azione e l’impegno, tesi a promuovere i diritti umani, l’armonia tra fedi diverse e l’accoglienza dei rifugiati”. Tutto si inserisce nel solco tracciato otto secoli or sono con profetico gesto da Francesco di Assisi che non esitò a recarsi - umile e semplice - dal Sultano el-Kamel. “Quell’evento non solo continua a interpellarci - è la lettura che ne fa fr. Mauro Jöhri, ex-Ministro generale dei Cappuccini - ma può essere letto in continuità con la visita di Papa Francesco ad Abu Dhabi”. Fr. Mauro ha rivisitato l’evento di 800 anni or sono, accostandolo agli sforzi incessanti di Bergoglio perché si costruiscano ponti, abbattendo muri. Lo ha fatto durante una lectio magistralis tenuta per il Dies Academicus della Facoltà teologica di Lugano, il 16 febbraio. Jöhri - mettendo in relazione il gesto del Serafico con il Sultano e del Papa con il Grande Imam - ha detto che il risultato di quest’ultimo incontro “è ben più sostanzioso di quanto ci è dato a sapere con certezza dell’incontro di otto secoli addietro. Eppure, quanto avvenne 800 anni or sono in un contesto del tutto diverso, continua ad interpellarci ed a sfidarci”, sottolineando quanto “stesse a cuore di Francesco d’Assisi una presenza dei suoi frati in mezzo ai saraceni nel capitolo 16 della Regola del 1221. Quelle righe sono il riverbero di quanto lui stesso aveva vissuto e visto nel 1219”. Nella sua documentata lectio, fr. Mauro Jöhri, dopo essersi soffermato sulle varie fonti storiche, ha affrontato il contesto della V Crociata, con Francesco come “primo Santo cristiano del Medioevo ad avere un contatto con i mussulmani”. Messo a fuoco il faccia a faccia tra il Sultano e Francesco, dopo aver esposto i motivi della scelta di Francesco di andare dal Sultano, fr. Mauro ha analizzato la Regola - cosiddetta non bollata - del 1221, costituita da ben 24 capitoli. Nel sedicesimo, caratterizzato da un incipit biblico, sono contenute le indicazioni per “coloro che vanno tra i saraceni e gli infedeli”, con ulteriore conferma al capitolo 22. Qui, Francesco scrisse testualmente: “Sono, dunque, nostri amici tutti coloro che ingiustamente ci infliggono tribolazioni e angustie, ignominie e ingiurie, dolori e sofferenze, martirio e morte, e li dobbiamo amare molto poiché, a motivo di ciò che essi ci infliggono, abbiamo la vita eterna”. Nella Regola del 1223, riveduta e concentrata in 12 capitoli, colpisce l’atteggiamento che il Poverello raccomanda in forma insistita ai suoi frati di praticare quotidianamente sia nel mondo cristiano che in quello non cristiano. “Francesco - annota fr. Mauro Jöhri - voleva bene sia ai crociati che ai mussulmani e andò incontro ad ambedue con l’atteggiamento del fratello, di colui che si pone in relazione, si sottomette per non suscitare in alcun modo nel suo interlocutore il sentimento di essere minacciato”.

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