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Frate Indovino

Il Calendario dell'Avvento

Rappresentare il tempo: i mesi figurati

11 novembre 2019
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Punto 13 del testo

L’importanza di rappresentare in maniera iconografica il TEMPO: ogni mese, soprattutto nella cultura medievale italiana, descrive i lavori agricoli che si svolgono in ciascuno di essi.
Ecco in sintesi come venivano rappresentati i mesi.

- Gennaio: riparazione degli attrezzi, dei recinti, dei tetti; un signore che banchetta; un personaggio intabarrato che, seduto alla mensa, taglia una focaccia di pane; Giano bifronte.
- Febbraio: spargimento del letame; un pescatore; un vecchio che si riscalda davanti al fuoco.
- Marzo: ripresa dei lavori agricoli; potatura degli alberi; lo Spinarius ovvero il Cavaspina, un personaggio scarmigliato che, seduto, tenta di togliersi una spina dalla pianta del piede (col caldo si ricominciava ad andare scalzi, lo dice il proverbio «marzo ogni villan va scalzo»); Marcius Cornator, un suonatore di corno e spesso di due corni, con gran capigliatura; Marte guerriero.
- Aprile: semina delle verdure nell’orto; potatura delle piante; tosatura delle pecore; la Canefora, una fanciulla che porta in capo una ghirlanda floreale e reca un canestro con frutti; il Crioforo, ossia un pastore che trasporta sulle spalle una pecora o un ariete.
- Maggio: il frutteto in fiore; zappatura e aratura; il Campus Madii, ossia la raffigurazione di un cavaliere al galoppo, che parte per la caccia o per la guerra.
- Giugno: mietitura del fieno; aratura del maggese; cura dell’orto.
- Luglio: taglio delle spighe; legatura dei covoni; battitura del grano; trebbiatura con cavalli.
- Agosto: battitura del grano; fine della fienagione; l’assetato, un personaggio esausto seminudo che beve da un recipiente; un ragazzo indolente che sventola un ventaglio, detto ‘flabello’.
- Settembre è il mese della vendemmia; raramente, raccolta dei frutti, preparazione dei campi per seminare il grano e l’orzo.
- Ottobre è il mese il mese della pigiatura dell’uva e della produzione del vino.
- Novembre: provvista di legna per l’inverno; raccolta delle ghiande per i maiali.
- Dicembre: macellazione e sventramento del maiale; un cacciatore di lepri; una scena di uccellagione.

Punto 14 del testo

Oltre che graficamente, i mesi venivano descritti anche in letteratura e musica. Tutto ciò contribuiva a fornire un’immagine quasi idilliaca della natura e del contributo che in essa l’uomo era chiamato a offrire.

I mesi in versi


Il ciclo dei dodici mesi non fu solo materia d’invenzione iconografica, ma anche occasione di varia letteratura. Nell’Italia dei comuni si possono ricordare tre poeti in volgare: il milanese Bonvesin da la Riva e i toscani Folgóre da San Gimignano e Cenne dalla Chitarra, aretino.

Bonvesin da la Riva, milanese, frate dell’Ordine degli Umiliati, cantore delle grandezze della sua città, scrive intorno al 1270 dei Carmina de mensibus in latino, volgarizzandoli poi in milanese con titolo Disputatio mensium, «il litigio dei mesi». Il capo dei mesi è Gennaio, gli altri undici si ribellano, esibendo i loro prodotti e vantando la loro operosità; dallo scontro esce vincitore Gennaio. La morale che ne trae Bonvesin è: ognuno stia al suo posto; prima di avventurarsi in una ribellione, ci si pensi bene. Ma piacevole è la descrizione dei frutti dei mesi.

Folgóre da San Gimignano è un poeta toscano sensibile ai valori cortesi e alla bellezza della natura: scrive intorno al 1310 una trentina di sonetti, tra i quali spiccano le due corone dedicate ai sette giorni della settimana e ai dodici mesi. Le sue rime furono messe alla berlina da Cenne (Bencivenne) dalla Chitarra, probabilmente un giullare, che ai Sonetti dei mesi oppose una Risposta per contrarî, un ricalco alla lettera che ribalta (in maniera abilissima) la raffinatezza leziosa di Folgóre in una greve parlata plebea. Due esempi. Uno è la prima quartina del mese di aprile, l’altro è la sestina conclusiva del mese di giugno:
 
D’april vi dono la gentil campagna
tutta fiorita di bell’erba fresca;
fontane d’acqua, che non vi rincresca;
donn’ e donzelle per vostra compagna.
 
Aranci e cedri, dáttili e lumie
e tutte l’altre frutte savorose
impergolate siano per le vie;
e le genti vi sian tutte amorose,
e faccianvisi tante cortesie,
ch’a tutto ‘l mondo siano graziose.
Di aprile vi do vita senza lagna:
tafani a schiera con asini a tresca,
ragghiando forte, perché non v’incresca,
quanti ne sono in Perosa o Bevagna.
 
Sorbi e pruni acerbi siano lìe,
nespole crude e cornie savorose;
le rughe sian fangose e strette vie;
le genti vi sian nere e gavinose,
e faccianvisi tante villanie,
che a Dio ed al mondo sïano noiose.
 

I due sono ricordati dall’ultimo (o uno degli ultimi) autori di versi dedicati ai mesi, Francesco Guccini: «Ben venga maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore, mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore» (La canzone dei dodici mesi, 1972).

Lo Zodiaco


Nel Medioevo occidentale si assistette al tentativo di “cristianizzare” il cielo attraverso l’istituzione dell’equivalenza tra i dodici segni zodiacali e gli apostoli o i personaggi biblici. Fu, infatti, proprio nelle chiese che si ebbe durante il Medioevo la maggiore diffusione di immagini astrologiche, con intenti didascalici o etici, nelle decorazioni dei pavimenti e dei portali. La presenza dello Zodiaco nell’ambito di uno spazio sacro cristiano veniva sostenuta dai teologi medievali come completamento iconografico dettato dall’insegnamento etico.

L’immagine dello Zodiaco associato alle immagini dei Mesi raggiunse la massima diffusione con le decorazioni scultoree, collocate di solito sulle facciate delle chiese. L’accostamento dei segni zodiacali alle figure dei Mesi fu introdotto in Italia da Benedetto Antelami nella decorazione scultorea del Battistero di Parma (inizi del XIII secolo).

Nonostante il tentativo di cristianizzazione dello Zodiaco da parte della Chiesa, alla fine del Medioevo l’interesse per le teorie sulla presunta influenza delle stelle sul destino dell’uomo andò aumentando, fino a trovare un contesto molto favorevole nella cultura rinascimentale.

Un’invenzione iconica del Medioevo, che si sviluppò ampliamente nel XIII secolo, è lo Zodiaco inscritto intorno al corpo umano o direttamente sul corpo umano. L’esempio più famoso è una miniatura contenuta nel libro d’ore commissionato dal duca Jean de Berry (1340-1416), fratello del re di Francia Carlo V, conservato a Chantilly al Musée Condé. La miniatura raffigura la corrispondenza tra il corpo umano e i segni dello Zodiaco. Al centro si trova un uomo nudo inscritto in una mandorla, a sua volta inserita in un’altra mandorla in cui sono rappresentati, separati da racemi e cartigli, i dodici segni dello Zodiaco, nominati con il nome latino. I segni zodiacali sono riprodotti anche sul corpo dell’uomo, indicando, presumibilmente l’influenza che tali segni avevano su di esso: l’Ariete sul capo, il Toro sul collo, il Cancro sul petto insieme al Leone, i Gemelli sulle spalle, la Vergine sull’addome, la Bilancia sulla pancia, lo Scorpione sul pube, il Sagittario sulle cosce, il Capricorno sulle ginocchia, l’Acquario sui polpacci e infine i pesci sotto ai piedi.

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