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Frate Indovino

Il Calendario dell'Avvento

Le ore "a fisarmonica"

11 novembre 2019
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Punto 4 del testo

Nell’Antichità e nel Medioevo le dodici ore in cui era diviso il giorno e la notte erano indicate con hora prima, secunda, tertia e così via fino alla duodecima. Nel giorno, l’hora prima corrispondeva al levar del Sole, la sexta a mezzogiorno, la duodecima al tramonto cioè ai vespera. D’estate e d’inverno le giornate e le nottate si allungavano e accorciavano a fisarmonica… E allora?

I Romani divisero il giorno naturale in quattro periodi di tre ore ciascuna, che prendevano il nome dall’ora terminale: hora tertia dalle 6 alle 9, sexta dalle 9 alle 12, nona dalle 12 alle 15, vespera dalle 15 alle 18. Questo ritmo ternario torna spesso nei Vangeli. Gesù morì sulla croce all’ora nona, dopo che dall’ora sesta, tre ore prima, si era fatto buio in tutta la terra.L’esempio più bello della successione delle ore è dato dalla parabola dei lavoratori della vigna, quella che si conclude con le parole «così gli ultimi saranno i primi, e i primi saranno gli ultimi» (sic erunt novissimi primi, et primi novissimi). La riferisce, tra gli evangelisti, il solo Matteo (20, 1-16): il padrone assolda lavoranti andando alla vigna primo mane, poi circa horam tertiam, poi circa sextam, poi (circa) nonam horam, infine circa undecimam; e li paga cum sero factum esset, quando si fece sera. Però, come sempre, attenzione: le Sacre Scritture parlano a noi non con l’aramaico, ma con la lingua di san Gerolamo, il latino. E chissà in aramaico che cosa c’era scritto. La divisione del dì in quattro periodi di tre ore fu utilizzata dalla Chiesa per regolare le pratiche religiose e la recita degli uffici divini; la tertia, la sexta, la nona e i vespera presero il nome di horae canonicae. Alle ore originarie se ne aggiunsero due altre: prima l’ora detta lodi che coincideva con il levar del sole, e dopo l’ora detta compieta o completorium che coincideva con la sera, quando si andava a letto. Erano questi i momenti in cui suonavano le campane, che scandivano tutto lo svolgersi della vita quotidiana, collettiva e individuale. Ancora di più erano le ore della preghiera monastica:
 
 
matutinum
3
 
laudes
alba
 
prima
6
 
tertia
9
 
sexta
12
 
nona
15
 
vespera
18
 
completorium
sera
 

Furono probabilmente i monaci, stroncati dalle preghiere notturne, a inventare il riposino pomeridiano, dopo aver mangiato presto, all’hora sexta. Dice Boccaccio (1313-1375), nella quarta novella della prima giornata del Decameron, che il giovane monaco protagonista dell’avventura amatoria la compì «in sul mezzodì, quando gli altri monaci tutti dormivano».


Punto 5 del testo


 Con quali ritmi si snodava una giornata tipo nel Medioevo?

Una giornata tipo


Ci si alza molto presto, al canto del gallo. Bisogna lavarsi (abbastanza poco), vestirsi, dire le preghiere e sentire la messa. Finita la messa, siamo ancora verso le sei del mattino, la giornata finalmente cominciava. Ognuno intraprendeva il proprio lavoro. Qui viene la divisione forte, quella tra i contadini e i cittadini.

I contadini, uomini e donne, ragazzi adulti e vecchi andavano a lavorare i campi: si portavano qualcosa da mangiare e ci restavano fino al tramonto.

In città, gli artigiani e i negozianti aprivano le botteghe, i notai e i burocrati cominciavano le loro attività, i medici facevano i loro giri. In casa le massaie davano gli ordini alle serve e alle figlie; i ragazzini andavano a scuola, quelli più piccoli giocavano a casa o per strada, i più grandi andavano a bottega per imparare un’arte. Il primo leggero pasto ha luogo verso l’ora della terza, e spezza la mattina in due metà pressoché uguali. Il pranzo, più abbondante, si fa tra la sesta e la nona ed è seguito da un momento di riposo dedicato al gioco, alla lettura, a una passeggiata. Le attività riprendono verso metà pomeriggio e durano finché ci si vede bene.

La cena si situa fra vespro e compieta, è più lunga degli altri pasti e di solito è seguita da una breve veglia. Si va a letto presto, nel Medioevo. L’illuminazione, con candele di cera o di sego o lampade a olio, è costosa e pericolosa. Meglio che dall’esterno non si vedano luci. La notte è sempre più o meno inquietante: è il tempo degli incendi, dei tradimenti, delle minacce. Ovunque le leggi e gli statuti vietano di proseguire il lavoro dopo la scesa delle tenebre e puniscono severamente i reati e i delitti commessi fra il calare e il sorgere del sole. Come al solito aiutano a far capire le invenzioni etimologiche: la parola nox-noctis viene da nocere (con l’accento sulla e): la notte nuoce, fa male. 

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